Visualizzazione post con etichetta La Firma Cangiante. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta La Firma Cangiante. Mostra tutti i post
giovedì 5 settembre 2013
venerdì 9 agosto 2013
agosto agosto, blog mio non ti conosco...
...e invece noooo, vi sembra che noi ce ne
partiamo armi e bagagli e vi lasciamo qui, soli e soletti, per andare
a spaparanzarci sotto il sole di meravigliose spiagge solitarie o a
prendere il fresco ai piedi di immacolati ghiacciai??
Beh in realtà si. Ovvero, magari non
partiamo per lidi meravigliosi e super esclusivi ma ci prendiamo un
po’ di (meritato) riposo. In fondo non vi lasciamo proprio soli:
potrete scegliere quale film vedere pescando tra le recensioni del
Ragazzo Cannibale, decidere quali letture vi accompagneranno sotto
l’ombrellone dai consigli di Elle e de la Firma Cangiante o
attingere alla fonte del fantasioso Robydick o dei racconti musicati
di Bartolo Federico. Saranno deliziosi compagni di vacanza la saggia
Vincenzina e le sue incursioni fra arte e realtà o il globetrotter
Badit. Non dimenticate di mettere nel vostro ipod le canzoni di
Diamond Dog, le compilation di Bartolo e, last but not least, di quei
quattro disgraziati di (in rigoroso disordine ma partendo dai padroni
di casa Radiopanesalame) Alediggei, Fradiggei, DannyRock ed
IndieBrett. Qui ve lo chiediamo come favore personale, ascoltateli e,
soprattutto votate la compilation che preferite: i ragazzi (beh, per
un paio, si fa per dire…) si sono impegnati parecchio per scegliere
la migliore colonna sonora dell’estate. E che il pacato spirito di
Bradi Pitt sia con tutti voi e vi accompagni con la rilassatezza
dovuta ai periodi di vacanza, ovunque essi siano trascorsi.
Noi riposeremo le stanche membra ma
continueremo a pensare a come tenervi compagnia all’agorà
de L’Orablù. Torneremo fra qualche giorno, con nuove iniziative e
con il solito, esorbitante entusiasmo
Nel frattempo continuate a mandarci le vostre
cartoline...
Prima di concludere vorremo ringraziare infinitamente Cristina (I.E.) per il suo prezioso supporto a questo blog, un abbraccio da tutti noi de L'Orablù!
Ultimissima cosa... in anteprima data e logo della nuova edizione di Senza Palco...
A presto!
Etichette:
Ale,
Bartolo Federico,
Cannibal Kid,
Danny Rock,
Diamond Dog,
Elle,
Fra,
Giuseppe Scapigliati,
I.E.,
Indie Brett,
L'Orablù,
La Firma Cangiante,
Radio Panesalame,
Robydick,
Senza Palco
mercoledì 29 maggio 2013
Diversi toni di giallo: La danza degli aztechi
Anche un colore come il giallo può presentare numerose sfumature. Quando il giallo incontra la narrativa non si può fare a meno di pensare al delitto, quello perfetto almeno nelle intenzioni magari. E via alle sfumature: il delitto seriale, quello passionale, quello classico della stanza chiusa, il delitto multiplo, quello per interesse e via discorrendo.
Ma le sfumature del giallo sono probabilmente ben più di cinquanta e sarebbe impossibile ora elencarle tutte. Concentriamoci su una di queste per il momento, una sfumatura che potrebbe portarci da subito fuori strada, come molti scrittori di gialli tentano spesso di fare con il lettore.
Il delitto dicevamo, la nostra sfumatura invece ci porta altrove e ci presenta un romanzo giallo dove non c'è delitto, non muore nessuno e non ci sono nemmeno sparatorie. Che cosa c'è allora? C'è la grande idea di uno scrittore, Donald E. Westlake, che decide di mischiare a una trama criminosa un alto tasso d'umorismo e lo fa sin dall'inizio degli anni '60, per un numero totale di romanzi molto, molto considerevole. Westlake ha pubblicato fino al momento della sua morte, avvenuta nel 2008, più di un centinaio di romanzi molti dei quali scritti sotto pseudonimo. A firma Richard Stark la celebre serie dedicata al criminale Parker che vide la luce nel 1962 con il primo episodio dal titolo Anonima carogne, serie di libri che si rifanno agli stilemi più classici dell'hard boiled.
Considerato uno dei maestri del giallo umoristico si è distinto anche come sceneggiatore, nominato all'Oscar per Rischiose abitudini, dai suoi romanzi sono stati tratti anche i filmPayback e Two Much.
In questo La danza degli Aztechi sono riscontrabili sia l'umorismo di fondo che accompagna tutta la vicenda sia, come succede anche nella serie dedicata a Parker, la predilezione per le vicende dei criminali (se così vogliamo chiamarli) più che per quelle di investigatori/tutori della legge.
Il romanzo si apre con un'incipit a mio avviso delizioso:
A New York, tutti cercano qualcosa. Gli uomini cercano le donne e le donne cercano gli uomini. Giù al bar degli invertiti gli uomini cercano gli uomini, e al "Barbara" e al Movimento di liberazione della donna, le donne cercano le donne. Le mogli degli avvocati, davanti a Lord & Taylor, cercano un tassì, e i mariti delle mogli degli avvocati, in Pine Street, cercano il rotto della cuffia. Le passeggiatrici davanti all'Americana Hotel cercano un gabinetto, e i ragazzini che aprono le portiere dei tassì davanti al terminal di Port Autohrity cercano mance. Così come cercano mance i tassisti, i fattorini, i camerieri e gli agenti della squadra Narcotici. I neolaureati cercano lavoro. Gli uomini che portano la cravatta cercano un lavoro migliore. Gli uomini che portano i giubbotti di pelle cercano invece migliori opportunità. Le donne in tailleur di linea severa cercano opportunità uguali a quelle degli uomini. Gli uomini con la cintura di coccodrillo cercano una roulette alla quale si possa barare. Gli uomini con i polsini lisi cercano dieci dollari fino a mercoledì. Gli imprenditori cercano profitti più alti e una bella villa in New Hyde Park.
E avanti così ancora per un pezzo e poi...
A New York, tutti cercano qualcosa. Edi tanto in tanto, qualcuno la trova.
Jerry Manelli gestisce un'impresa illegale di consegne all'interno dell'aeroporto di New York. Ogni tanto Jerry si fa aiutare nei suoi lavoretti dal cognato Frank e dal di lui fratello Floyd. Aggiungiamoci anche l'altro cognato Mel e il gruppo di sfaccendati è al completo.
Fatto sta che in conseguenza di un traffico internazionale d'arte organizzato da tre sudamericani inetti di un paesello dimenticato da Dio, un oggetto del valore di un milione di dollari finisce all'aeroporto dove operano Jerry e soci. Il guaio è che per una serie di equivoci la statuetta finisce insieme ad altre quindici copie come premio da elargire ai componenti di un'associazione di volontariato. Come recuperare il cimelio? A chi dei sedici componenti sarà finito in mano? Ovviamente Jerry e i suoi non sono i soli in cerca della statua, ci sono gli intermediari, veri criminali (ma non troppo seri), gente che viene a sapere della cosa in maniera fortuita e via discorrendo.
Il racconto è un susseguirsi di avvenimenti e scene comiche, la ricerca della statua assume spesso i toni della farsa, la pletora di personaggi invischiati nella faccenda è quasi infinita: oltre a Jerry Manelli e i suoi tre fidi compari ci sono tutti e sedici i membri dell'associazione (o quasi), almeno tre o quattro personaggi di contorno e comparse varie. La scrittura di Westlake (qui tradotto da Laura Grimaldi) corre che è una meraviglia, ti tiene incollato senza esibire particolari voli pindarici. La semplicità è evidenziata già dai titoli dei capitoli, cose come All'inizio..., Ma..., Sfortunatamente..., Per non parlare di..., etc...
L'impressione è quella di leggere un film, un film che se realizzato io andrei a vedere molto volentieri. Ci sono tante sfumature di giallo, questa semplicemente è quella spassosa.
La Firma Cangiante
Il Minimal Incipit in apertura del post è per ricordare che questa settimana è partito il sito ufficiale dove si possono acquistare online.
La Firma Cangiante
Il Minimal Incipit in apertura del post è per ricordare che questa settimana è partito il sito ufficiale dove si possono acquistare online.
lunedì 13 maggio 2013
Diversi toni di giallo
Ed Mc Bain - Estremo insulto

Un amico torna a scrivere su questo blog: La Firma Cangiante.
Ed McBain è il nome d'arte di Evan Hunter, nato Salvatore Lombino in quel di New York nell'ormai lontano 1926.
Lo scrittore, con il nome di Evan Hunter (suo nome legale) firma la sceneggiatura del celebre film Gli uccelli diretto da Alfred Hitchcock, come Ed McBain raggiunge la popolarità grazie alla serie di romanzi dedicati all'87° distretto e ai suoi agenti. McBain è sicuramente noto tra gli appassionati del genere poliziesco, sconosciuto purtroppo a molti altri nonostante la sua importanza per questo genere letterario (ma non solo).
Tutti conoscono Agatha Christie e il suo Hercule Poirot così come Conan Doyle e la sua creatura Sherlock Holmes (tutti tranne una certa commessa di una libreria di mia conoscenza), anche personaggi della così detta scuola dei duri come Philip Marlowe e Mike Hammer godono di fama decisamente maggiore rispetto ai protagonisti dei romanzi dedicati all'87° distretto.
Eppure Ed McBain con il suo L'assassino ha lasciato la firma, primo romanzo che ha come protagonisti gli agenti dell'87° distretto, ha inventato un genere.
A lui viene infatti attribuita la creazione del police procedural, genere poliziesco dove è un'intera squadra di polizia a seguire diversi casi e non il solo detective di turno come accadeva nei romanzi di Chandler (Marlowe) o di Spillane (Hammer) o ancora nei classici del genere (Poirot o Holmes).
La felice intuizione di McBain funziona talmente bene che ancora oggi viene sfruttata in ogni campo dell'intrattenimento. Si pensi agli innumerevoli serial tv che seguono le vicende di un'intera equipe (di poliziotti, come in New York Police Department per citarne uno, ma non solo). Anche il fumetto ha sfruttato questa formula con, ad esempio, la splendida Gotham Central scritta da Ed Brubaker dove i poliziotti di Gotham si trovano ad affrontare minacce come il Joker o il Pinguino oppure l'ottima Top 10 dell'immenso Alan Moore dove un distretto di polizia deve garantire l'incolumità dei cittadini in una città dove tutti hanno dei superpoteri. Molti anche gli scrittori dediti alla narrativa gialla che hanno seguito l'esempio di McBain.
In questo Estremo insulto, più che altro un pretesto per fare un focus sull'importanza dello scrittore, seguiamo alcuni casi che la squadra investigativa si trova tra le mani: un rapinatore che aggredisce donne sole e si congeda da loro con un saluto da galantuomo; una ragazza che da un po' di tempo si comporta in modo strano e che diventa un cruccio per l'agente Kling che si offre di occuparsene per fare un favore a un vecchio amico; la strana sparizione di numerosi gatti da un distretto confinante e altro ancora.
Alcune di queste indagini collideranno, altre rimarranno sullo sfondo.
I romanzi dell'87° distretto presi singolarmente non si possono considerare capisaldi della narrativa (almeno non quelli che ho letto io fino a questo momento), tolta l'importanza storica dell'intuizione di McBain questi romanzi rimangono ottime letture di puro intrattenimento e se amate il genere poliziesco classico sicuramente le apprezzerete. Il pregio della serie, se così vogliamo chiamarla, sta nell'insieme. I personaggi dell'87° sono ricorrenti, ben delineati, ognuno con il proprio carattere e la propria vita privata.
Nel corso dei romanzi assistiamo a fidanzamenti, matrimoni, avanzamenti di carriera e a qualche dolorosa dipartita. L'autore crea così una sorta di fidelizzazione del lettore, proprio come succede con le recenti Serie Tv, almeno in quelle più riuscite, dove la curiosità di sapere in quali avventure si imbatterà il nostro personaggio preferito ci tiene incollati allo schermo.
I romanzi sono ambientati nell'immaginaria Città, una metropoli senza nome evidentemente ricalcata su New York. Tra le righe scritte da McBain traspare quantomeno un certo affetto per questa città e per la sua gente se non proprio un amore incondizionato. Per chi fosse interessato all'articolo il consiglio è quello di leggere i romanzi dell'87°, per quanto possibile, in ordine cronologico.
La Firma Cangiante
venerdì 10 maggio 2013
Intervista con il vampiro
(che poi sarebbe Giuseppe, non Brad Pitt e nemmeno Bradi Pit)
Entra a far parte della famiglia de l'Orablu, Giuseppe Scapigliati, "papà" di Bradi Pit e Vincenzina. Ci delizierà con le sue strisce e con le meravigliose "incursioni" nell'Arte moderna.
Oggi Giuseppe si presenta (e introduce le sue creature) grazie ad una intervista concessa ad un altro amico, La Firma Cangiante.
Allora andiamo ad incominciare.
D: Ciao Giuseppe, come in ogni intervista che si rispetti inizierei dalle presentazioni. Hai voglia di raccontarci brevemente qualcosa sul tuo passato di fumettista in modo che i lettori dell'Orablù possano conoscere il tuo percorso artistico? Ti ricordo che non puoi rispondere: "No, non ne ho voglia".
R: Ho iniziato a disegnare prestissimo. Già dentro la pancia della mia mamma disegnavo strane forme nel liquido amniotico. Le prime parole che ho pronunciato sono state "carta e matita". Come incipit niente male, le premesse erano buone ma poi mi sono fermato e per circa 16 anni, fumettisticamente parlando, il vuoto assoluto. Per caso mi sono poi imbattuto in Alan Ford e, fulminato dal talento di Magnus, ho cominciato a copiarlo consumando montagne di carta e fiumi di inchiostro: la via dei comics era ritrovata. Poi sono arrivate le letture delle riviste: Il Mago, Eureka, Linus e Alter e la scoperta delle strip di cui mi innamorai perdutamente, da allora non le ho mollate più. Nel 1979 vinco ex-aequo il concorso di fumetti indetto da Paese Sera (per me è un onore visto che il concorso è stato vinto a suo tempo da Bonvi, Forattini, Pino Zac, Panebarco e da Ciantini). Nel 1980 pubblico su un numero de "Il Mago" poi la collaborazione con Comix, Smemoranda ed altre pubblicazioni saltuarie.
D: Passiamo all'oggi. Cosa stai facendo in questo periodo e quali sono i tuoi progetti a breve termine?
R: Attualmente una casa editrice sta realizzando il libro di Vincenzina per iBook, iPhone etc. di cui è prevista anche la versione cartacea, stessa cosa per Bradi Pit. Sono contento e molto curioso.
D: Visto che sul blog dell'Orablù appariranno alcuni tuoi lavori legati al personaggio di Vincenzina raccontaci qualcosa su di lei. Come è nata? (taglio cesareo o parto naturale?), quando e perché? Il suo nome da dove arriva? Era il nome della sua nonna?
R: Vincenzina nasce dalla consapevolezza. Di lavoro faccio il grafico e dopo ore ed ore passate davanti al computer usando programmi di grafica, un giorno mi sono reso conto di non saper più disegnare a mano libera però di saper usare abbastanza bene Illustrator. Perché allora non usarlo come una matita? Vincenzina passava di lì per caso e l'ho abbracciata. Il nome l'ho carpito dalla bellissima canzone di Enzo Jannacci "Vincenzina e la fabbrica".
D: Quali differenze e quali peculiari difficoltà ci sono nella creazione di una strip di Bradi Pit e in una di Vincenzina?
R: Tra Vince e Bradi Pit non c'è tanta differenza. Tutti e due AMANO! Vincenzina ama la vita e la libertà, Bradi Pit ama non fare nulla.
D: Come ti è venuta l'idea di rivisitare opere di pittori famosi usando il personaggio di Vincenzina?
R: Mi piace l'arte e finché ho potuto sono andato in giro per mostre e musei, quindi l'idea di calare Vincenzina nelle opere dei pittori che amo mi è venuta naturale.
D: Sappiamo che da tempo ti piacerebbe ottenere uno spazio per la creazione di un museo dove esporre la tua magnifica collezione di strip originali. A che punto siamo?
R: In alto mare purtroppo, ma non girare il coltello nella ferita...
D: E ora una domanda che avrei sempre voluto fare a qualcuno e così ora la faccio a te. Te la senti, ovviamente non puoi dire di no, di consigliare ai lettori dell'Orabù un fumetto, un film, un libro e un disco? Puoi anche non motivare le tue scelte.
R: Fumetto: Krazy Kat di George Herriman.
Poesia! Per me il più grande fumettista di sempre ma adoro tutte le strip umoristiche in generale.Film: Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman.
Tutte le volte che mi è capitato di vederlo ho pianto come una vite tagliata.
Libro: La collina dei conigli di Richard Adams.
Confesso che sono anni che "non leggo" un libro, o meglio non riesco a leggere un libro dalla nascita dei miei adorabili gemelli. Da mesi mi porto dietro il libro Le botteghe color cannella di Bruno Schulz ma non riesco a concentrarmi e non certo per colpa di Schulz.
Disco: Singola canzone "Vorrei incontrarti" di Alan Sorrenti.
LP "Desire" dei Tuxedomoon.
I Tuxedomoon mi hanno veramente aperto un mondo e non solo musicale.
Un grazie a Giuseppe e ora godiamoci le sue creazioni.
Oggi Giuseppe si presenta (e introduce le sue creature) grazie ad una intervista concessa ad un altro amico, La Firma Cangiante.
Allora andiamo ad incominciare.
D: Ciao Giuseppe, come in ogni intervista che si rispetti inizierei dalle presentazioni. Hai voglia di raccontarci brevemente qualcosa sul tuo passato di fumettista in modo che i lettori dell'Orablù possano conoscere il tuo percorso artistico? Ti ricordo che non puoi rispondere: "No, non ne ho voglia".
R: Ho iniziato a disegnare prestissimo. Già dentro la pancia della mia mamma disegnavo strane forme nel liquido amniotico. Le prime parole che ho pronunciato sono state "carta e matita". Come incipit niente male, le premesse erano buone ma poi mi sono fermato e per circa 16 anni, fumettisticamente parlando, il vuoto assoluto. Per caso mi sono poi imbattuto in Alan Ford e, fulminato dal talento di Magnus, ho cominciato a copiarlo consumando montagne di carta e fiumi di inchiostro: la via dei comics era ritrovata. Poi sono arrivate le letture delle riviste: Il Mago, Eureka, Linus e Alter e la scoperta delle strip di cui mi innamorai perdutamente, da allora non le ho mollate più. Nel 1979 vinco ex-aequo il concorso di fumetti indetto da Paese Sera (per me è un onore visto che il concorso è stato vinto a suo tempo da Bonvi, Forattini, Pino Zac, Panebarco e da Ciantini). Nel 1980 pubblico su un numero de "Il Mago" poi la collaborazione con Comix, Smemoranda ed altre pubblicazioni saltuarie.
D: Passiamo all'oggi. Cosa stai facendo in questo periodo e quali sono i tuoi progetti a breve termine?
R: Attualmente una casa editrice sta realizzando il libro di Vincenzina per iBook, iPhone etc. di cui è prevista anche la versione cartacea, stessa cosa per Bradi Pit. Sono contento e molto curioso.
D: Visto che sul blog dell'Orablù appariranno alcuni tuoi lavori legati al personaggio di Vincenzina raccontaci qualcosa su di lei. Come è nata? (taglio cesareo o parto naturale?), quando e perché? Il suo nome da dove arriva? Era il nome della sua nonna?
R: Vincenzina nasce dalla consapevolezza. Di lavoro faccio il grafico e dopo ore ed ore passate davanti al computer usando programmi di grafica, un giorno mi sono reso conto di non saper più disegnare a mano libera però di saper usare abbastanza bene Illustrator. Perché allora non usarlo come una matita? Vincenzina passava di lì per caso e l'ho abbracciata. Il nome l'ho carpito dalla bellissima canzone di Enzo Jannacci "Vincenzina e la fabbrica".
D: Quali differenze e quali peculiari difficoltà ci sono nella creazione di una strip di Bradi Pit e in una di Vincenzina?
R: Tra Vince e Bradi Pit non c'è tanta differenza. Tutti e due AMANO! Vincenzina ama la vita e la libertà, Bradi Pit ama non fare nulla.
D: Come ti è venuta l'idea di rivisitare opere di pittori famosi usando il personaggio di Vincenzina?
R: Mi piace l'arte e finché ho potuto sono andato in giro per mostre e musei, quindi l'idea di calare Vincenzina nelle opere dei pittori che amo mi è venuta naturale.
D: Sappiamo che da tempo ti piacerebbe ottenere uno spazio per la creazione di un museo dove esporre la tua magnifica collezione di strip originali. A che punto siamo?
R: In alto mare purtroppo, ma non girare il coltello nella ferita...
D: E ora una domanda che avrei sempre voluto fare a qualcuno e così ora la faccio a te. Te la senti, ovviamente non puoi dire di no, di consigliare ai lettori dell'Orabù un fumetto, un film, un libro e un disco? Puoi anche non motivare le tue scelte.
R: Fumetto: Krazy Kat di George Herriman.
Poesia! Per me il più grande fumettista di sempre ma adoro tutte le strip umoristiche in generale.Film: Qualcuno volò sul nido del cuculo di Milos Forman.
Tutte le volte che mi è capitato di vederlo ho pianto come una vite tagliata.
Libro: La collina dei conigli di Richard Adams.
Confesso che sono anni che "non leggo" un libro, o meglio non riesco a leggere un libro dalla nascita dei miei adorabili gemelli. Da mesi mi porto dietro il libro Le botteghe color cannella di Bruno Schulz ma non riesco a concentrarmi e non certo per colpa di Schulz.
Disco: Singola canzone "Vorrei incontrarti" di Alan Sorrenti.
LP "Desire" dei Tuxedomoon.
I Tuxedomoon mi hanno veramente aperto un mondo e non solo musicale.
Un grazie a Giuseppe e ora godiamoci le sue creazioni.
Piccola nota di servizio, mentre speriamo di poter vedere presto esposte "live" le opere di Giuseppe (magari a L'OrablùBar...), accontentiamoci di vedere in mostra Modigliani e Wahrol senza Vincenzina.
Milano, Palazzo Reale, fino all'8 settembre 2013 . Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti, opere dalla Collezione Netter.
Milano, Museo del Novecento, fino all'8 settembre 2013: Andy Wahrol's Stardust, 200 stampe dalla Collezione Merril Lynch
Milano, Palazzo Reale, fino all'8 settembre 2013 . Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti, opere dalla Collezione Netter.
Milano, Museo del Novecento, fino all'8 settembre 2013: Andy Wahrol's Stardust, 200 stampe dalla Collezione Merril Lynch
sabato 28 luglio 2012
L'isola dei segreti
di Scarlett Thomas
Orfano di “Lost” avevo bisogno di un’altra isola su cui rifugiarmi e quindi mi sono immerso nella lettura di questo libro della scrittrice britannica nata a Londra, classe 1972.
In realtà non è andata proprio così. Qualche tempo fa fui attratto in libreria da un libro (e da cosa sennò) con una copertina di rosso colorata e dal sapore molto psichedelico. Anche il titolo mi intrigava parecchio: “Che fine ha fatto Mr. Y?”. La trama fuori dagli schemi mi colpì immediatamente. Costava poco (4,90 euro), lo comprai, non l’ho mai letto.
Passa un po’ di tempo e allo stesso prezzo vedo pubblicato un libro della stessa autrice, copertina blu abbagliante, titolo criptico (PopCo), trama interessante. Comprai anche questo. Mai letto.
Un paio di settimane fa, forse meno, vedo questo libro verde pisello, sempre quattroenovanta, il titolo è “L’isola dei segreti” sempre di Scarlett Thomas, il disegno in copertina è uguale a quello del libro blu, la trama incuriosisce. Lo compro.
Arrivo a casa e lo metto in libreria vicino agli altri due, tutti colorati fanno la loro bella figura.
Voltandomi sento una voce alle mie spalle: “Allora, che vuoi fare? Vuoi comprare i libri di questa scrittrice per tutta la vita senza mai leggerne uno, solo perché sono colorati? Comprati una scatola di pennarelli deficiente”. Mi voltai ma in casa non c’era nessuno, il ripiano della Billy Ikea era inarcato verso l’alto, quasi a creare un’innaturale imbronciatura. Vuoi vedere che…. Ma no, che vai a pensare. Faccio un giro su Wikipedia e scopro che questo “L’isola dei segreti” è stato scritto prima degli altri due, qui da noi usciti in precedenza (misteri dell’editoria italica). Mi sporgo e guardo nell’ingresso. la libreria è lì, l’espressione di dissenso è sparita. Cioè, lo scaffale non mi sembra più inclinato. Vuoi vedere che…. Ma no, che vai a pensare. Mi alzo, prendo il libro verde e lo piazzo sul comodino. Vuoi vedere che è la volta buona, mi ci voleva l’incentivo della Billy.
Il libro si potrebbe dividere in tre parti anche se la scrittrice ne ha usate solo due.
La prima parte ci presenta i sei personaggi che saranno i protagonisti della vicenda, sei ragazzi giovani, tre uomini, tre donne.
Anne è molto intelligente, sa tutto di molte cose senza averne diretta esperienza.
Jamie, laureato in matematica a Cambridge con il massimo dei voti, odia i numeri.
Thea, anche lei massimo dei voti all’università, pulisce culi in una casa di riposo.
Bryn, buon talento per la fotografia, spaccia droga.
Emily, bella, intelligente, non ha molte inibizioni. Prova anche a fare la escort.
Paul, esperto di computer, lavora per un provider e tenta di seminare caos.
Sei tipi interessanti con almeno due cose in comune. Tutti hanno menti brillanti, tutti rispondono a un annuncio di lavoro pubblicato sul “Guardian”.
I ragazzi, che non si conoscono tra di loro, si recano al colloquio di lavoro.
I ragazzi si risvegliano su un’isola deserta.
La seconda parte è incentrata sul rapporto che si instaura tra i sei “prigionieri” che non sanno come sono arrivati sull’isola, chi ce li ha portati e perché.
Dopo aver appurato che sull’isola ci sono una casa e scorte di generi alimentari che garantiranno loro la sopravvivenza per molto, molto, tempo i sei protagonisti si concentrano sulla reciproca conoscenza. Si studiano, si stuzzicano, si sentono sempre più tranquilli, e pian piano vengono fuori segreti e verità, simpatie e attrazioni sessuali. E’ più facile parlare con un estraneo delle proprie paure, dei propri segreti. Tra discorsi frivoli, citazioni di cultura Pop inglese e internazionale, serate passate a giocare a “obbligo o verità” si arriva ai tre quarti del libro.
All’inizio dell’ipotetica terza parte succede qualcosa, qualcosa di molto brutto. Alcuni dei ragazzi vanno in crisi e ci si avvia verso la soluzione (?) finale.
Il libro scorre via veloce, si legge in poco tempo e non annoia. Si sorride spesso grazie alla scrittura della Thomas. Per la maggior parte il racconto è basato sulle chiacchiere tra i sei ragazzi. Si parla di esperienze di vita, delle proprie paure, di amore e di sesso, di serial Tv (sicuramente gli inglesi coglieranno maggiormente i riferimenti a Eastenders e prodotti simili, più dura coglierli per noi italiani), film, musica, amenità e cose serie.
I rapporti cambiano, si evolvono.
Lo scrittore Jonathan Coe ha usato la parola “sensazionale” per definire questo libro. Io userei qualcosa tipo “divertente” o “intrigante”. Non userei di certo “sensazionale”. Beh, se mi pagassero per farlo potrei anche usarla in fondo.
lunedì 18 giugno 2012
Sei pezzi da mIlle
di James Ellory
22 Novembre 1963. John Fitzgerald
Kennedy è stato ucciso, con questo episodio James Ellroy
aveva chiuso il suo splendido American Tabloid. Proprio
dallo stesso momento l'autore riprende la narrazione con il suo Sei
pezzi da mille con il quale lo scrittore ci racconta la sua
personale Storia Americana fino al Giugno del 1968.
Partiamo per una volta dalle note
dolenti: Sei pezzi da mille non è all’altezza del suo
predecessore.
E’ un buon libro, lo stile di Ellroy
è sempre riconoscibile e le tematiche portate avanti sono le
medesime. Non potrebbe essere altrimenti: la Storia Americana è
bagnata nel sangue, trame oscure scorrono sotto la superficie e il
mondo non le vede, Ellroy ce le racconta.
A Dallas qualcosa è andato storto,
l’attentato è riuscito ma qualcosa trapela. Qualcuno ha visto,
qualcuno ha sentito. I protagonisti del precedente romanzo (e lo
saranno anche di questo, almeno alcuni) devono mettere le cose a
posto e fare i conti con la propria coscienza. Ne vengono fuori
personaggi forse più realistici ma meno epici, meno coinvolgenti,
schiacciati dalla Vita. Almeno uno dei cardini del precedente romanzo
qui non è presente (non vi svelerò quale, tranquilli), ed era uno
di quelli di maggiore fascino. Nuovi protagonisti ne prenderanno il
posto ma nessuno, nemmeno Wayne Tedrow Jr. l’uomo con i sei
pezzi da mille del titolo, riuscirà a eguagliarne il carisma.
Si ha inoltre la sensazione che la
storia vera, quella con la S maiuscola, sia lontana questa volta. Se
escludiamo la parte finale del libro (di ben 760 pp.), sembra che i
personaggi interagiscano meno con gli eventi realmente accaduti e
anche le vicende dei veri protagonisti della Storia sembrano
osservate da una certa distanza. Se in American Tabloid
seguivamo da vicino quel che succedeva ai fratelli Kennedy, ai
signori della malavita, a Jimmy Hoffa e via discorrendo, in
questo seguito sembra di non avvicinarsi mai a Bobby Kennedy,
a Martin Luther King, a Howard Hughes o a Lyndon B.
Johnson. Si ha di questi personaggi una visione esterna.
I motivi di interesse restano comunque
numerosi. Oltre a vedere come si evolveranno le vite degli uomini ai
quali ci siamo ormai affezionati leggendo American Tabloid, si
potrà seguire l’influenza che su di loro avranno la politica di
Lyndon Johnson, la guerra in Vietnam, le macchinazioni di J. Edgar
Hoover e il movimento per i diritti civili in favore dei neri
d’America portato avanti da Martin Luther King.
Grande importanza rivestiranno le donne
dei protagonisti. Donne che odiano la Vita nella quale sono
invischiati i loro compagni, donne maltrattate che non dimenticano,
donne che tornano sotto forma di fantasmi dal passato. Donne in gamba
e scaltre quanto e più dei nostri protagonisti.
Una delle costanti di questo romanzo è
il tradimento. A chi ancora interessano le vecchie cause come quella
Cubana? A chi sta a cuore il destino dei soldati americani in
Vietnam? A chi invece interessano solo la droga e i guadagni che
questa (com)porta? Quanti sono disposti a girare le spalle a vecchi
compagni con i quali hanno condiviso la Storia e non una semplice
birra?
Altra grande protagonista è la città
del peccato, Las Vegas, con i suoi casinò, con la mafia e con il
desiderio di un ormai sbiellato Howard Hughes di diventarne il
padrone.
Ancora un romanzo d’odio, di sangue,
di violenza ma anche di ideali e di amore.
Ricreare l’atmosfera di American
Tabloid era difficile e infatti questo libro non ci riesce.
Rimane comunque una buonissima lettura alla quale i fan del primo
romanzo non potranno resistere.
giovedì 17 maggio 2012
Edward Bunker
Edward Bunker non ha avuto una vita facile, tutt’altro. Per rendersi conto di quanto sia vera questa affermazione è sufficiente leggere il toccante “Little Boy Blue”, traducibile con piccolo ragazzo triste, autobiografia dello scrittore che copre il periodo dell’infanzia fino ai 17 anni, età alla quale Bunker verrà condannato e rinchiuso a San Quentin ottenendo il primato di più giovane recluso in assoluto del penitenziario. Nonostante Bunker si sia fatto svariati anni di carcere per errori che realmente ha commesso, non si può non provare pena per quel ragazzino che, azione dopo azione, abuso dopo abuso, errore dopo errore, si trasformerà nella sua versione adulta.
In “Little Boy Blue” seguiamo l’infanzia di Alex Hammond, alter ego di Bunker stesso, figlio di una madre che di lui si disinteressa completamente e di un padre che, pur affezionato al ragazzo, non riesce a mantenerlo. Così Alex passa da un collegio militare all’altro, cambia famiglie affidatarie e prova l’esperienza dei riformatori. Le crisi violente, manifestazione del rifiuto e del dolore procuratogli da questa situazione, lo portano a dover scontare spesso punizioni da lui ritenute ingiuste. Il ragazzo sviluppa un’avversione per le autorità che gli porterà altro dolore e gli alienerà la possibilità di un reinserimento nella società. Le esperienze che Alex/Bunker dovrà affrontare sono terribili per un bambino di undici anni o poco più e faranno male anche al lettore di questo libro. Sul passaggio a San Quentin si chiude l’autobiografia della prima parte della vita di Bunker. Verrà in seguito ripresa nel libro “Educazione di una canaglia”.
Lo stile di Bunker è denso e corposo, non facile ne scorrevole, maturato con la lettura in carcere di moltissimi libri e da una particolare predisposizione dello scrittore per la letteratura russa.
I libri di fiction scritti da Bunker hanno qualcosa di indefinibile.
Leggendo “Come una bestia feroce”, racconto di un’ipotetica seconda possibilità trasformatasi nel tentativo di rapina a mano armata, si ha l’impressione di star leggendo la realtà. Bunker evita ogni spettacolarità, ogni esagerazione, i personaggi sono veri le situazioni veritiere.
Ottima prova anche in “Animal factory”, romanzo d’ambientazione carceraria. Anche qui la sensazione che si ha leggendo le pagine di Bunker è quella di estremo realismo.
Dopo il successo letterario, arrivato verso la metà degli anni ’70, arriverà anche la possibilità di una vita tranquilla grazie anche ai molteplici incarichi ricevuti come consulente nel settore cinematografico. Anche il suo volto è ormai diventato popolare grazie all’interpretazione di Mr. Blue ne “Le iene” di Quentin Tarantino, grande fan dei romanzi di Bunker. Dopo la morte di Bunker (2005) sono usciti ancora due romanzi postumi, “Stark” del 2006 e “Mia è la vendetta” del 2009.
La Firma Cangiante
In “Little Boy Blue” seguiamo l’infanzia di Alex Hammond, alter ego di Bunker stesso, figlio di una madre che di lui si disinteressa completamente e di un padre che, pur affezionato al ragazzo, non riesce a mantenerlo. Così Alex passa da un collegio militare all’altro, cambia famiglie affidatarie e prova l’esperienza dei riformatori. Le crisi violente, manifestazione del rifiuto e del dolore procuratogli da questa situazione, lo portano a dover scontare spesso punizioni da lui ritenute ingiuste. Il ragazzo sviluppa un’avversione per le autorità che gli porterà altro dolore e gli alienerà la possibilità di un reinserimento nella società. Le esperienze che Alex/Bunker dovrà affrontare sono terribili per un bambino di undici anni o poco più e faranno male anche al lettore di questo libro. Sul passaggio a San Quentin si chiude l’autobiografia della prima parte della vita di Bunker. Verrà in seguito ripresa nel libro “Educazione di una canaglia”.
Lo stile di Bunker è denso e corposo, non facile ne scorrevole, maturato con la lettura in carcere di moltissimi libri e da una particolare predisposizione dello scrittore per la letteratura russa.
I libri di fiction scritti da Bunker hanno qualcosa di indefinibile.
Leggendo “Come una bestia feroce”, racconto di un’ipotetica seconda possibilità trasformatasi nel tentativo di rapina a mano armata, si ha l’impressione di star leggendo la realtà. Bunker evita ogni spettacolarità, ogni esagerazione, i personaggi sono veri le situazioni veritiere.
Ottima prova anche in “Animal factory”, romanzo d’ambientazione carceraria. Anche qui la sensazione che si ha leggendo le pagine di Bunker è quella di estremo realismo.
Dopo il successo letterario, arrivato verso la metà degli anni ’70, arriverà anche la possibilità di una vita tranquilla grazie anche ai molteplici incarichi ricevuti come consulente nel settore cinematografico. Anche il suo volto è ormai diventato popolare grazie all’interpretazione di Mr. Blue ne “Le iene” di Quentin Tarantino, grande fan dei romanzi di Bunker. Dopo la morte di Bunker (2005) sono usciti ancora due romanzi postumi, “Stark” del 2006 e “Mia è la vendetta” del 2009.
La Firma Cangiante
mercoledì 2 maggio 2012
American Tabloid
di James Ellroy
American Tabloid è il capolavoro di James Ellroy. Lo scrittore losangelino ha da to alla luce altri splendidi romanzi del calibro di L.A. Confidential, Dalia Nera o Il grande nulla, ma American Tabloid ha quel je ne sais quoi che gli ha permesso di balzare in cima alla classifica dei miei libri preferiti (tra quelli scritti da Ellroy ma anche in senso assoluto). American Tabloid è la Storia americana della seconda metà del XX° secolo. Sappiamo tutti, o almeno ne abbiamo il sentore, che la Storia come ce la raccontano, soprattutto quella moderna, è edulcorata, resa presentabile dai media e dai governi a uso e consumo dell’opinione pubblica (basti pensare alla tragedia dell'11/09). Ellroy mette nero su bianco la sua versione. Una versione romanzata sicuramente, fantasiosa forse, ma comunque possibile. Chissà che alcuni avvenimenti che lo scrittore ci racconta non siano andati pressappoco come lui ipotizza. Ellroy ci regala allo stesso tempo una versione rivista e corretta di un ben preciso periodo storico e un romanzo di eccezionale caratura.
Il periodo preso in esame dallo scrittore è quello che va dalla fine del 1958 coincidente con l’ascesa del clan Kennedy ai vertici della scena politica americana fino all’assassinio di JFK nel novembre del 1963. Tre sono i protagonisti che Ellroy sapientemente inserisce, con le loro storie le loro azioni e le loro personalità, nella narrazione degli eventi principali che caratterizzarono la cronaca di quegli anni. I fatti realmente accaduti e quelli messi in moto dai tre soggetti di cui sopra si amalgamano in maniera fluida e credibile andando a creare u
n affresco di assoluta credibilità. Kemper Boyd, Ward J. Little e Pete Bondurant sono personaggi in continua evoluzione, agenti F.B.I. i primi due, faccendiere per Howard Hughes l’ultimo. Questo in principio. Alla fine del libro le carte si saranno più volte mescolate in favore di scenari completamente diversi.
Addentrandoci nelle pagine del romanzo potremo seguire le vicende di Howard Hughes, produttore cinematografico e proprietario della Hughes Aircraft, uno degli uomini più ricchi d’America, godremo delle apparizioni di grossi nomi dello spettacolo come Frank Sinatra e Marylin Monroe. Grande risalto avranno ovviamente le vicende dei fratelli Kennedy e del loro padre, personaggio del quale avremo parecchie cose da scoprire. Centrali saranno anche le manovre della malavita organizzata: Carlos Marcello, Santo Trafficante e Sam Giancana su tutti sono gli uomini di punta dell’organizzazione. Legati a loro una schiera di personaggi minori ma soprattutto la questione Cubana. Ci sono da difendere gli interessi dell’organizzazione nell’ambito del gioco d’azzardo nell'isola, assisteremo quindi alle manovre legate alla rivoluzione cubana, Castro, Batista fino ad arrivare all’episodio della Baia dei porci.
Jimmy Hoffa e il sindacato dei trasporti sono un altro tassello indispensabile del mosaico. L’F.B.I., J. Edgar Hoover, la C.I.A., il Ku Klux Klan, non manca proprio nessuno. La crociata di Bobby Kennedy contro la mafia, la passione di John Kennedy per le donne, i guadagni derivanti dall’eroina, i vizi, le debolezze, il potere, sono tutti elementi chiave di questo splendido romanzo.
Si arriva all’omicidio di John Kennedy con la sensazione di aver letto qualcosa di unico (almeno per me è stato così). Ma non disperiamo. Ellroy ha già pubblicato Sei pezzi da mille e Il sangue è randagio che proseguono la Sua versione della Storia americana proprio da dove American Tabloid ci aveva lasciati.
Il periodo preso in esame dallo scrittore è quello che va dalla fine del 1958 coincidente con l’ascesa del clan Kennedy ai vertici della scena politica americana fino all’assassinio di JFK nel novembre del 1963. Tre sono i protagonisti che Ellroy sapientemente inserisce, con le loro storie le loro azioni e le loro personalità, nella narrazione degli eventi principali che caratterizzarono la cronaca di quegli anni. I fatti realmente accaduti e quelli messi in moto dai tre soggetti di cui sopra si amalgamano in maniera fluida e credibile andando a creare u
n affresco di assoluta credibilità. Kemper Boyd, Ward J. Little e Pete Bondurant sono personaggi in continua evoluzione, agenti F.B.I. i primi due, faccendiere per Howard Hughes l’ultimo. Questo in principio. Alla fine del libro le carte si saranno più volte mescolate in favore di scenari completamente diversi.
Addentrandoci nelle pagine del romanzo potremo seguire le vicende di Howard Hughes, produttore cinematografico e proprietario della Hughes Aircraft, uno degli uomini più ricchi d’America, godremo delle apparizioni di grossi nomi dello spettacolo come Frank Sinatra e Marylin Monroe. Grande risalto avranno ovviamente le vicende dei fratelli Kennedy e del loro padre, personaggio del quale avremo parecchie cose da scoprire. Centrali saranno anche le manovre della malavita organizzata: Carlos Marcello, Santo Trafficante e Sam Giancana su tutti sono gli uomini di punta dell’organizzazione. Legati a loro una schiera di personaggi minori ma soprattutto la questione Cubana. Ci sono da difendere gli interessi dell’organizzazione nell’ambito del gioco d’azzardo nell'isola, assisteremo quindi alle manovre legate alla rivoluzione cubana, Castro, Batista fino ad arrivare all’episodio della Baia dei porci.
Jimmy Hoffa e il sindacato dei trasporti sono un altro tassello indispensabile del mosaico. L’F.B.I., J. Edgar Hoover, la C.I.A., il Ku Klux Klan, non manca proprio nessuno. La crociata di Bobby Kennedy contro la mafia, la passione di John Kennedy per le donne, i guadagni derivanti dall’eroina, i vizi, le debolezze, il potere, sono tutti elementi chiave di questo splendido romanzo.
Si arriva all’omicidio di John Kennedy con la sensazione di aver letto qualcosa di unico (almeno per me è stato così). Ma non disperiamo. Ellroy ha già pubblicato Sei pezzi da mille e Il sangue è randagio che proseguono la Sua versione della Storia americana proprio da dove American Tabloid ci aveva lasciati.
Ps. Ringraziamo e diamo il benvenuto a La Firma Cangiante con il suo primo post per il nostro blog
Iscriviti a:
Post (Atom)








