Visualizzazione post con etichetta L'Ora Movie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta L'Ora Movie. Mostra tutti i post

mercoledì 5 dicembre 2012

Prima parte dell'incontro con Gianni Biondillo

Dopo avervi mostrato la prima parte della serata del 10 novembre eccoci con i primi due spezzoni video dell'incontro con Gianni BIondillo. Domani pubblicheremo gli ultimi due video. Buona visione







martedì 4 dicembre 2012

I video de L'Ora di Raccontare


La serata del 10 novembre, quella che ha aperto le danze alle nostre iniziative, è ora possibile riviverla grazie alle riprese e al montaggio video del nostro videomaker d'eccellenza Pablo.
Partiamo con la chiacchierata/intervista, condotta da Giorgio Fenino e accompagnata alle letture da Agnese Leo, al 'Konte' e a Jacopo Ninni. Nei prossimi giorni pubblicheremo in due parti l'intervento di Gianni Biondillo. Buona visione.




 


domenica 8 luglio 2012

"HUNGER GAMES - TRA TWILIGHT ED IL GRANDE FRATELLO"

Dopo “Twilight”, che ha fatto sfracelli al botteghino, incantando schiere di adolescenti grazie alla storia d’amore tra i due attori probabilmente più scialbi della storia, l’ultima saga adolescenziale passata dalla letteratura al cinema è quella di “Hunger Games”.

Mentre la saga vampiresca della Meyer punta soprattutto all’aspetto romantico della storia, ed i romanzi discreti prodotti di intrattenimento sono stati inesorabilmente massacrati e trasformati in una sorta di soap opera per bambini, la saga di “Hunger Games” ha dalla sua una trama decisamente intrigante, che pareva perfetta per costruire una pellicola quanto meno dotata di un minimo di intelligenza.

Ed invece nulla, neppure questa volta il grande salto è stato compiuto.
Lo ammetto, ci ho provato, ci ho provato per davvero a giudicarlo positivamente. L'ho guardato libera da ogni pregiudizio, cercando di considerarlo per quello che è, vale a dire un prodotto destinato, appunto, ad un pubblico più giovane, ma non ce l'ho proprio fatta, per l'ennesima volta mi sono trovata di fronte ad un prodotto di una  pochezza imbarazzante.
Leggermente migliore di "Twilight", non che ci voglia tanto per la verità, "Hunger Games" rimane soprattutto una grossa occasione sprecata.
Con una trama così particolare ci voleva qualcuno dotato del coraggio di osare, di affondare letteralmente il coltello nei lati più oscuri della storia.
Ross non lo fa, lascia tutto in superficie ed il risultato è uno spettacolino abbastanza sciocco e prevedibile.
Decisamente troppo lungo, "Hunger Games" è virtualmente diviso in due parti.
La prima, quella che dovrebbe essere la più cinica, in cui i "Tributi" vengono preparati agli "Hunger Games", coccolati,  costretti a fingere di divertirsi, a sottostare ad assurde interviste, nonchè ad una sorta di "autopromozione" alla ricerca di sponsor, il tutto sotto l'occhio implacabile delle telecamere; è noiosa ed a tratti ridicola con la scena della parata dei "Tributi" degna del peggiore trash-movie.

A parte che non si capisce perchè a Capital City sian tutti vestiti come ad una festa di carnevale sotto acido, assistiamo per una buona oretta ad una serie di idiozie della peggior specie, che vanno dalla rivelazione della cotta di Peeta per Katniss (colpo di scena!!!) al pippone patetico psicologico-esistenziale-integralista del suddetto Peeta prima di partire per i giochi. Cinismo e satira sociale non pervenuti. Messaggio nullo.
Smaltita la noia, si dovrebbe passare alla parte più action, ovvero quella dei veri e propri giochi. Errore clamoroso.
Caratterizzata da una regia pessima, Ross, forse per paura di impressionare i giovani ed ingenui spettatori (ehmmm..) gira come se fosse preda di tremori e convulsioni, per i primi minuti non si capisce nulla e la telecamera sballonzola incessantemente confondendo il povero spettatore. Smaltita la nauesea si passa al fastidio. Perchè quello che segue è un'escalation di situazioni talmente becere ed incoerenti che anzichè entusiasmare, finiscono con l'irritare progressivamente chiunque abbia più di 15 anni.
Per quanto riguarda gli interpreti, Stanley Tucci ed Elisabeth Banks, altrove apprezzatissimi, qui sono tra il ridicolo e l'imbarazzante, Woody Harrelson è incommentabile, Lenny Kravitz nel disastro generale è forse quello un pochino meno peggio.
Reparto protagonisti, ovvero i ragazzi, non pervenuto.
A parte lei, Jennifer Lawrence. Bravissima, riesce a bucare lo schermo anche piazzata in mezzo al nulla eppure pare quasi che sia frenata, che non voglia strafare, il suo personaggio emerge ma non come dovrebbe.
Ovviamente incassi clamorosi ed orde di ragazzini in delirio.
Alla regia del secondo capitolo pare non ci sarà più Ross. Sarebbe ora di rischiare e mostrare davvero un pochino di coraggio per rendere un po’ di giustizia al cinema.
NEWMOON, Domenica 08/07/2012

giovedì 28 giugno 2012

Planet Terror


Trama: Una nube verde, si propaga in una cittadina statunitense, facendo diventare quasi tutti i suoi abitanti degli zombi. Tra i pochi sopravvissuti c'è Cherry, una ballerina di lap-dance che finisce in ospedale dopo un attacco dei terribili mostri. Le viene amputata la gamba, al suo posto si ritroverà con un fucile automatico che la aiuterà, insieme a Wray il suo ex ragazzo, a porre fine alla minaccia dei mutanti nonostante l'intervento dell'esercito.

Se qualcuno si avvicina alla macchina, spara
Anche se è papà?
Soprattutto se è papà.

Dove sono i cadaveri?
È quello che volevo dirle, se ne sono andati.


Sotto un caldo africano, concludo "l'omaggio" (che parolone!) ad uno dei miei registi preferiti con quello che, personalmente, ritengo essere il miglior Rodriguez di sempre.
Premessa, a mio parere, doverosa e necessaria. Bisogna arrivare alla visione di "Planet Terror", vero e proprio prodotto per appassionati, adeguatamente preparati. Non è una questione di snobismo, per carità, è solamente una dato di fatto; perchè uno spettatore che decide di guardare "Planet Terror" senza sapere ciò che lo attende, sicuramente dopo pochi minuti si pone delle domande sulla sanità mentale dell'autore di una pellicola di questo genere.
Seconda parte del progetto realizzato dai due ragazzacci Tarantino Rodriguez e destinato ad omaggiare le Grindhouse, ovvero le sale adibite alla doppia programmazione, vere e proprie cattedrali del b-movie, parzialmente ridimensionato dall'uscita separata delle due pellicole, "Planet Terror" è eccesso allo stato puro.



Si parte con il fanta trailer di "Machete" , ma già da quel R.I.P., ovvero Rodriguez International Production (ma scritto su una lapide ha altro significato) si capisce come proseguirà la visione.
Perchè se il segmento tarantiniano "A prova di morte" a mio parere alla fine risulta eccessivamente compiaciuto ed un pochino deludente, Rodriguez, come e più del solito, si diverte a sorprenderci con qualcosa di apparentemente rozzo ed assolutamente folle.
Attenzione però, folle non vuol dire stupido.
Anzi, Rodriguez dimostra di conoscere la materia e di saperla padroneggiare da vero maestro.
Girato benissimo, fotografia bellissima con la pellicola volutamente sgranata, musica e sceneggiatura dello stesso regista, "Planet Terror" è una sorta di fumettone splatter rigorosamente destinato ad un pubblico adulto, in cui troviamo di tutto e di più.
Gas verdastri, testicoli tranciati di netto ed impacchettati, cervelli che scoppiano, eroine con un fucile al posto del mitragliatore, dottoresse sexi con la siringa per l'anestesia nella giarrettiera, militari diabolici.
Infarcito di litri di sangue ed ironia, ha un cast al servizio del suo regista.
La bellissima Rose McGowan buca letteralmente lo schermo, e poi, tra gli altri, Freddy Rodriguez, Josh Brolin, Naveen Andrews e Bruce Willis nei panni, non a caso, di un militare duro e puro che molto ha a che fare con Bin Laden.
Da segnalare il pazzesco cameo di Quentin Tarantino gentile omaggio del suo allievo prediletto.



Io mi sono divertita tantissimo.

mercoledì 20 giugno 2012

Il cielo nella Staatsbibliothek di Berlino


“Passai quasi tutto il pomeriggio successivo nella biblioteca dentro cui Wenders Ha girato molte scene del suo film Il cielo sopra Berlino. La Staatsbibliothek di Hans Schroun direi che è un luogo privo di volumi, se l’espressione non suonasse come un calembour un po’ cretino. Lo spazio pare avvolgerti e nello stesso tempo collocarti a distanza da ciò che ti circonda. Gli altri sembrano privi di profondità. Impressione di pura superficie, scivolamento. L’edificio, magnifico esempio di quella che si chiama architettura organica, è quasi coetaneo del Muro: curioso come un Paese possa dare di sè, nello stesso momento storico, due immagini così diverse- una soffice ed accogliente, l’altra rigida, fratta. Quando uscii, verso sera, guardai Berlino come fosse la versione tutta a colori del film di Wenders. Una versione più morbida, tumefatta.”
Mario Fortunato, Quelli che ami non muoiono


La Biblioteca Nazionale di Berlino, progettata da Hans Scharoun, venne costruita volutamente e provocatoriamente, negli anni della guerra fredda, a ridosso della “terra di nessuno”, la zona della vecchia Postdamerplatz, ripresa da Wenders ne “Il cielo sopra Berlino”.



Nel film di Wenders (1987),  due angeli, Damiel (Bruno Ganz) e Cassiel (Otto Sander), scendono sulla terra e si mescolano fra la popolazione di Berlino. Damiel incontra Marion, una trapezista; per lei deciderà di perdere le ali. Un ex angelo (Peter Falk) lo aiuterà a trasformarsi in un semplice mortale.


Giacy.nta

venerdì 15 giugno 2012

Machete

 
Pensavo che Machete non mandasse messaggi
Machete improvvisa.


Trama: Machete è un ex agente federale creduto morto dopo lo scontro con uno spietato boss della droga. Rifugiatosi in Texas viene coinvolto nell'attentato ad un senatore razzista. Ma scoprirà ben presto di trovarsi al centro di un complotto.

Circondato da grandissima aspettative, elevato al rango di cult movie praticamente già prima della sua uscita in sala, "Machete" era uno di quei film che dovevo assolutamente recuperare.
Perchè i film di Rodriguez, a casa nostra, piacciono, e pure tanto. Sono eccessivi, divertenti ma posseggono anche una cura nella realizzazione che dimostrano una profonda conoscenza della materia.
Espansione del finto trailer proiettato prima dell'incredibile "Planet Terror" sicuramente "Machete" è Rodriguez allo stato puro.



Sicuramente non il migliore, non diverte completamente come "Dal tramonto all'alba", non possiede l'incredibile follia nel suddetto "Planet Terror" nè la classe, e lo dice una a cui il film non è piaciuto per niente, di "Sin City", ma si tratta senza dubbio di una pellicola in cui il carattere del suo creatore è fortemente presente.
Confezionato con l'intento di ricreare un b-movie anni 70, "Machete" contiene tutte le caratteristiche del cinema di genere, l'eroe tradito creduto morto che si trasforma in giustiziere, armi improbabili, donne bellissime e letali, cattivi da manuale, inseguimenti e combattimenti incredibili; trovando il suo punto di forza, senza dubbio, nel cast.



Danny Trejo non interpreta Machete, Danny Trejo è Machete.
Laconico, letale, ammazza i cattivoni, aiuta i più deboli e, senza dubbio, lascia il segno.
Lo affiancano due fanciulle tostissime. La splendida Jessica Alba nei panni di un agente dell'ufficio immigrazione in tacchi a spillo dalla pistola facile, che diventerà ben presto alleata di Machete, e Michelle Rodriguez, letale vendicatrice solitaria, personaggio che sembra cucitole letteralmente addosso.
Contro di loro un manipolo di cattivi da manuale.
Steven Seagal, con parrucchino e letale assistene in bikini pare uscito da un fumetto, lui e Machete valgono da soli una visione del film. A contorno, il senatore iperazzista Robert De Niro, Jeff Fahey,
Don Johnson ironizzano su loro stessi e si divertono come matti (si vede).



Rodriguez, come al solito, non si risparmia e non ci risparmia praticamente nulla, mani mozzate, gole tagliate, persino un inseguimento in ospedale con uso di intestini come mezzo per fuggire.
Alla fine ne risulta un "filmaccio" tamarro che può deludere un pochino le aspettative, personalmente ho preferito nella sua rozzezza "Planet terror", ma non da buttare, anzi, consigliabile per una sana serata di spasso.

Newmoon

giovedì 24 maggio 2012

Quella casa nel bosco


Questa volta torno nei campi a me più congeniali e vi invio il mio parere su "Quella casa nel bosco":
Ci sono cinque amici: la bionda svampita, l'atleta, lo studioso, il nerd, la vergine innocente (basta accontentarsi...) che vanno in vacanza una casa isolata in mezzo al bosco...di nuovo?? Un'altro film su "gruppo di pirla e casa delle torture"? Insomma, la solita storia... che conosciamo tutti...o forse no.


Parlare di "Quella casa nel bosco" senza rivelare nulla è difficile ma doveroso, perchè se si vuole apprezzarla per davvero, meno sappiamo di "The cabin in the woods" (titolo originale) meglio è.
Gli sceneggiatori Joss Whedon e Drew Goddard, il secondo anche regista del film, da bravi ragazzacci scatenati hanno fatto una cosa che, nella sua semplicità, ha il sapore della genialata.
Prendere tutti i clichè, gli stereotipi e le situazioni più trite di cui l'horror si è nutrito negli ultimi anni, metterli dentro una sola pellicola, e smontarli pezzo per pezzo.
Attraverso due ambienti, due contesti e due differenti punti di vista, Whedon e Goddard ci fanno credere tutto ed il contrario di tutto. Il racconto varia di continuo, i personaggi cambiano, i buoni diventano cattivi, i cattivi paiono buoni, la partita con lo spettatore è apertissima.
E proprio quello spettatore ormai assuefatto da anni di appiattimento di genere, abituato a sequel, remake e reboot finalmente capirà il motivo di tutto questo, il senso del rituale e si renderà conto che, d'ora in poi, nulla sarà più come prima.
Nella seconda parte poi, così diversa dalla prima, tutta la somma delle nostre paure sarà liberata, in un circo splatter in cui i mostri, si ribelleranno ai loro creatori, ma sarà solo l'inizio.
Originale, intelligente nella sua apparente banalità, ironico ed in alcuni momenti, la scena della festa finale con il video sullo sfondo, francamente divertente, "Quella casa nel bosco" è una vera e propria sorpresa.


Imperdibile per i veri appassionati del genere, con un cast perfetto, così ha voluto "il Direttore", "Quella casa nel bosco" possiede un finale quasi epocale.
Perchè se, come dice uno dei personaggi "questa società ha bisogno di sgretolarsi", forse anche il genere ha la necessità di ripartire, e "Quella casa nel bosco" può essere il suo punto zero.


Newmoon