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domenica 17 febbraio 2013

La musica è sempre più blu ovvero Sanremo ci fa una pippa!


È ora di tirare le conclusioni dopo aver chiuso il primo tentativo di coinvolgimento con chi ci segue da queste pagine. Un grazie di cuore a tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione fin dll'inizio, in gennaio, quando abbiamo fatto partire questa macchina da guerra innarestabile... e pensare che lo facciamo per puro divertimento...
Blackswan, ideatore insieme a Lozirion dell'idea del Controfestival, ha detto tutto sul suo blog. Il copia e incolla su queste pagine è indiscutibile ;-)
Prima di passare alle bellissime parole e a qualche immagine della serata una piccola comincazione di servizio in particolar modo ai blogger vincitori che saranno menzionati in questo post: nei prossimi giorni vi verranno inviati i premi (uno è già stato distribuito in sala), uno di questi sarà un jpg celebrativo in modo da poterlo sfoggiare nel proprio blog.
Un grazie ancora a tutti e alla prossima...

SANREMO CI FA UNA PIPPA!
C’è una bella frase di Walt Disney che tengo stretta al cuore e porto sempre con me, ovunque vada: “Se puoi sognarlo, puoi farlo”. L’ assunto sarebbe ineccepibile, se non ci fosse quel verbo “sognare” a rendere tutto estremamente complesso. Già, perché non sempre si ha la forza di sognare e spesso la prudenza usa l’arma della ragionevolezza per tenerci coi piedi per terra e costringerci alla realtà. A volte però capita di condividere lo stesso sogno, che allora diventa più forte e si gonfia come un’onda in piena che travolge ogni ostacolo che gli sbarra la strada. La prolusione, lo so, è un po’ enfatica, ma spiega molto bene come è nato il Controfestival La musica è sempre più blù e come si è potuta realizzare una serata divertente e giocosa come quella di ieri.



Quando l’amico Lozirion, visionario come non mai, ha pensato che si potesse creare un contest musicale che nascesse e si sviluppasse nel web con il contributo di una “corale” blogger, ho impiegato tre secondi ad abbracciare l’idea e a farla mia. E dal momento che una scintilla è in grado di far divampare un incendio se il vento soffia nella direzione giusta, ho pensato che la finale di questo festival potesse essere reale, che il virtuale del computer e persone in carne e ossa potessero condividere una comune, per quanto bizzarra, esperienza musicale. Il sogno, dunque, stava prendendo forma. Gli amici dell’Orablù (Preside e VicePreside in testa), che quando si tratta di sogni non vedono l’ora di lucidare le ali, hanno detto subito sì, tre secondi netti anche loro.


Poco importa che il Controfestival fosse una scommessa e il rischio di un flop fosse alto: si vince solo se si rischia, e tanto basta. A questo punto, serviva soltanto qualcuno abbastanza pazzo da prendersi carico delle sorti della serata salendo sul palco a presentare l’evento e intrattenere il pubblico. Mica pizza e fichi, insomma. Quando glielo abbiamo chiesto, Giorgio non ci ha nemmeno fatto finire la domanda: ha impiegato meno di tre secondi per indossare il papillon, salire sul palco e travolgere tutti con la sua inesauribile carica di simpatia e umanità.

E siccome i sogni sono contagiosi, Silvia e Francesca si sono subito immolate sull’altare del controfestival, inventandosi una performance autoironica da vallette trash che entrerà nella storia dello spettacolo. A tutti loro, a chi si è sbattuto perché la serata riuscisse, voglio dire grazie.

Grazie al pubblico meraviglioso che per undici volte di fila ha brandito la paletta come fosse una durlindana colorata; grazie alla mamma di Lozirion che in tempo da record quelle palette ci ha fornito; grazie a Cherotto e al suo genio artistico; grazie a Pablo che è un tecnico audio e video con i controzebedei; grazie a tutti quelli che sono venuti vestiti da rockstar (erano presenti Vasco Rossi, Bob Marley, Angus Young, Lucio Battisti, e la Amy Winehouse più sobria della storia) e agli amici che sono arrivati fin da Bergamo per stare con noi.

Grazie ai blogger presenti in sala (Pa e Irriverent Escapedes) e a quelli che non sono potuti venire perché influenzati (Metiu); grazie allo Zio Fonta per le pizze squisite sfornate alla velocità della luce e grazie ai ragazzi del bar che si sono fatti un mazzo tanto sgambettando fra un tavolo e l’altro. Ma soprattutto, grazie a voi tutti, amici blogger, che ci avete regalato il vostro sogno, il vostro tempo, la vostra pagina blog, le vostre canzoni e i vostri voti, affinchè l’evento fosse un successo. Se ieri sera settanta persone si sono divertite, hanno riso, sorriso e hanno ascoltato ottima musica, il merito è tutto vostro.


e grazie a te Nick per il bel post!

Passiamo ai vincitori:

Per la categoria
DODICI
ANNI DI MUSICA ALTERNATIVA ITALIANA:

Baustelle
La guerra è finita
 

proposta da: Cannibal Kid



Per la categoria
ITALIAN TRASH:

Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici
Italia amore mio



proposta da: Stefy e Cannibal Kid


Per la categoria
ITALIAN BEST:



Frankie HI NRG
Quelli che benpensano
(canzone più votata tra quelle in gara)


proposta da: Metiu e Lucien


lunedì 14 gennaio 2013

La musica è sempre più blu
Non Sa(n)remo la solita Sol/Fa...

Amici followers e gentili naviganti del web:  è giunta l' ORA!
Oggi, infatti, prende inizio ufficialmente LA MUSICA E' SEMPRE PIU' BLU!
Di che si tratta, vi starete domandando? La Musica Sempre Più Blu è semplicemente un contest, una sorta di festival, a metà tra il reale e il virtuale, che noi dell'Orablù abbiamo pensato di organizzare, sviluppando una felicissima intuizione dell'amico e socio, Lozirion.

Siete stufi della solita solfa? Certa musica italiana vi intristisce? Le canzonette vi ammorbano? Allora questo gioco fa per voi! Noi vi diamo la possibilità di opporvi allo strapotere di Sanremo, di girare le spalle al palco dell'Ariston e di decidere insieme a noi quali canzoni siano davvero musica per le vostre orecchie.
Partecipare è FACILE, è GRATUITO e lo può fare chiunque, anche se non dispone di un proprio blog. Basta iscriversi inviando una mail al seguente indirizzo: orablubollate@gmail.com, a cui potrete rivolgervi anche per ricevere ogni chiarimento ai vostri eventuali dubbi.

Ora, immagino, vi starete chiedendo in cosa consista il gioco. Anche in questo caso la risposta è semplice. Abbiamo creato tre categorie, che qui sotto brevemente riportiamo:

1. DODICI ANNI DI MUSICA ALTERNATIVA ITALIANA
Le migliori canzoni alternative dal 2000 a oggi (qui l'interpretazione della parola alternative è a discrezione dei partecipanti);

2. ITALIAN BEST
Le migliori canzoni italiane di sempre, senza alcun vincolo di anno, genere o altro; nello specifico, l'originalità della scelta dovrà essere considerata come una scriminante di giudizio, in modo tale da evitare di avere una lista fatta dei soliti superclassiconi, banali e logori; il criterio dell'originalità sarà determinante per il giudizio della giuria popolare, al momento della votazione finale;

3. ITALIAN TRASH
Le peggiori canzoni italiane di sempre, anche qui carta bianca su tutto, anzi, più saranno originali le scelte più ci sarà da divertirsi...


Ogni partecipante regolarmente iscritto, sceglierà, in base ai propri gusti, tre canzoni per ogni categoria in concorso e le invierà all'indirizzo mail: orablubollate@gmail.com, in modo che le scelte vengano registrate in modo definitivo, in attesa delle votazioni.

N.B.:
1. Le canzoni in concorso NON saranno proposte dagli organizzatori, ma le sceglierete voi, tra le vostre preferite;
2. Sono ammesse solo ed esclusivamente canzoni cantate in italiano o in dialetto. NON sono ammesse canzoni cantate in inglese o altre lingue straniere;
3. L'unico limite temporale per il rinvenimento delle canzoni è previsto per la categoria N° 1. Per altre due categorie valgono solo i limiti di cui al punto 2;
4. Non è necessario che le canzoni scelte siano di gruppi o artisti di fama nazionale. Valgono gruppi e artisti indipendenti anche sconosciuti o semisconosciuti;
5. Non è obbligatorio partecipare a tutte le categorie in concorso. Si può partecipare anche solo a una delle tre categorie sopra elencate.


Per quanto riguarda le votazioni, saremo più chiari in seguito. Tuttavia, senza mettere troppa carne al fuoco, è meglio chiarire solo tre concetti assai importanti:
1.  Il voto è aperto a tutti, anche a coloro che non si sono iscritti al gioco;
2. Si vota la canzone, NON il blogger iscritto. Questo eviterà che torme di amici e conoscenti, vengano precettati su facebook o similari per votare sempre la stessa persona;
3. Per ogni categoria, il voto effettuato sul web, determinerà tre canzoni vincenti che parteciperanno alla finale, questa assolutamente reale, che si terrà il 16 febbraio 2013, presso i locali dell'Orablubar di Bollate. Le finaliste quindi saranno complessivamente NOVE ( oltre ai tre ospiti stranieri NON in concorso ).

Come per ogni Festival che si rispetti, ci saranno poi degli ospiti stranieri. Quali?
Li sceglierete ancora voi. Ci sarà infatti un'altra categoria, ma questa volta fuori concorso, che abbiamo chiamato :
L'OSPITE STRANIERO
Anche in questo caso, dovrete inviare la vostra proposta che sarà messa al voto, con le modalità che andremo a spiegare successivamente. La scelta, nello specifico, è però limitata a una sola canzone e dovrà riguardare un gruppo o un'artista internazionale che abbia inciso un disco o un singolo tra l'inizio del 2012 e la data della serata del festival, prevista per il 16 di febbraio 2013. Le tre canzoni straniere premiate andranno a allietare la serata della finale che, ripeto, sarà reale e si svolgerà con pubblico in carne e ossa.

Detto questo, qui sotto potete leggere il calendario del contest:

14 gennaio
Apertura contest e iscrizioni: per iscriversi occorre inviare una mail all'indirizzo orablubollate@gmail.com. A tutti i partecipanti verrà inviato il codice di un piccolo banner che rimanda all'Orablù da inserire sui blog per la tutta la durata del festival. Le iscrizioni hanno inizio a partire da oggi, e si protrarranno fino e non oltre SABATO 19 GENNAIO.
21 gennaio
Inizio ricezione canzoni in gara dai partecipanti: sempre tramite la mail creata ad hoc (orablubollate@gmail.com) ci saranno da inviare le canzoni che parteciperanno alla gara, entro e non oltre SABATO 26 GENNAIO.
28 gennaio

Apertura votazioni musica alternativa e italian trash. Vi comunichermo con apposito post le modalità di votazione.
4 febbraio

Apertura votazioni ospite straniero e italian best. Vi comunichermo con apposito post le modalità di votazione.
11 febbraio
annuncio finalisti e presentazione della serata finale.
16 febbraio
FINALE

La finale si terrà presso i locali dell'Orablùbar, la sera di SABATO 16 FEBBRAIO 2013.
Le canzoni che parteciperanno alla finale saranno sottoposte al vaglio della critica (web) e della giuria popolare, presente in sala insieme a un presentatore. La serata sarà seguita in diretta streaming. Per i blogger che hanno proposto le tre canzoni vincitrici delle rispettive categorie è previsto un premio.



ISCRIVETEVI NUMEROSI E BUON DIVERTIMENTO !

sabato 23 giugno 2012

Miriam Mellerin

E' notte fonda, e nella stanza l'espressione "buio pesto" sembra essere un eufemismo, quando da un angolo si scorge una luce dai colori strani, uno squarcio nell'oscurità in mezzo al quale le zampe di un enorme ragno si muovono, poi un cd che comincia a girare e una chitarra acida e distorta ad aprire le danze. E' così - brancolando nel buio e con la sensazione che qualcosa lì in mezzo si stia muovendo - che si entra nel mondo dei Miriam Mellerin, power trio pisano formato da Diego Ruschena, Daniele Serani e Pietro Borsò che promette fuoco e fiamme....

Sono molto giovani i tre toscani, classi 1988, 1989 e 1993, come giovane è la loro band, ma l'età conta davvero poco quando ci sono talento e passione, tant'è che dal 2010, anno di nascita del gruppo, i Miriam Mellerin sono letteralmente esplosi, in un battito di ciglia si sono ritrovati appena ventenni a condividere il palco con Gazebo Penguins, Ovo, Titor e persino Giorgio Canali, e vengono notati quasi immediatamente da Edoardo Magoni, produttore già di un'altra ottima band toscana del circuito Alternative rock italiano, i Kobayashi. Magoni non ci pensa due volte e mette i tre sotto contratto per pubblicare l'album di debutto che ha visto la luce lo scorso 25 gennaio. "Miriam Mellerin", semplice titolo omonimo che dopo poche settimane era già sulla bocca di molti nell'ambiente, e ascoltando i sette brani che lo compongono è facile comprendere il perchè....

Ma torniamo a quella stanza buia e a quelle stranianti sensazioni, l'acida chitarra di Daniele Serani introduce il baluginìo dell'enorme ragno per qualche secondo, poi il ritmo si abbassa e la stanza torna a farsi tetra, è "Parte di me" la traccia di apertura, in bilico tra il post rock e il noise, in un crescendo continuo che inizialmente attribuisce al pezzo connotati quasi da ballata, per poi sferrare colpi di elttricità e rumore ben piazzati, con le sferzate di Serani sul tempo violentemente battuto da Pietro Borsò e la voce graffiante di Diego Ruschena; come se non bastasse ad impreziosire il brano arriva sul finale il riuscitissimo duetto di Ruschena in collaborazione con Diletta Casanova dei The Casanovas. Una prima traccia a dir poco significativa, che chiarisce da subito l'orientamento musicale dell'intero disco: quello che i Miriam Mellerin vogliono creare è un caos rumoroso in cui le sensazioni, le paranoie, la rabbia e gli istinti si incontrano e si scontrano, un plumbeo habitat, quello perfetto di una scricchiolante e inquietante stanza buia, in cui il trio toscano fa convivere pezzi nervosi e urlati, attimi di delirio paranoico e un sound che saccheggia quel che di migliore è stato creato dalla scena alternativa italiana e lo mescola con ispirazioni internazionali, in particolar modo con il rock spinto, quasi hardcore, tipico dell'underground statunitense. I tre pisani interpretano il rock in maniera molto personale, anche se i riferimenti e le similitudini con altre band italiane ci sono, l'aura di Verdena e Marlene Kuntz si nota nel sound e i testi a volte cantati o urlati e altre volte narrati ricordano non poco il teatro degli orrori, soprattutto nella seconda traccia, "Made in Italy", cadenzato rock rabbioso che con poco velate metafore spara critiche a raffica a questa nostra "povera penosa penisola", a quest'Italia in cui "non c'è nessuno che ti salverà da meccanismi di sottomissione delle coscienze", e come non ritrovarsi nella voce roca e nervosa di Ruschena che urla "Scappa! Via di qua!". Ma è dal terzo brano che i Miriam Mellerin cominciano a far pesare il loro talento, le splendide linee di basso di "Made in Italy" sfumano negli ultimi secondi e da qui in avanti non ci sarà un attimo di respiro, il buio diventa oscurità, la stanza chiusa si fa improvvisamente piccola e claustrofobica, il delirio comincia, e ha tutte le sembianze di una colonia di "Insetti". "Insetti", questo il titolo del brano forse più interessante dell'album, una paranoica immedesimazione negli istinti e nelle ossessioni di un'insetto - che poi sono davvero così diverse da quelle un essere umano? - suonata a ritmi forsennati con i bpm a numeri altissimi e da ascoltare a decibel da sordità, una bomba.

Siamo al giro di boa e "Trust", la quarta traccia è anche la prima in cui la band accantona l'italiano a favore dell'inglese, dimostrando di saperci fare anche con l'idioma d'albione; in "Trust" l'espressione post-rock prende forma nel migliore dei modi e il risultato è davvero splendido. Sullo sfumare finale di "Trust" il ritmo sembra abbassarsi, e anche le prime note della successiva "Ostrakon" sembrano annunciare un attimo di respiro, ma non è così, e quando la voce di Ruschena torna alla lingua italiana e scandisce le parole con fare acido ci si rende conto che il rallentamento è soltanto l'anticamera di nuove scariche di nervosismo.... Sono parole pesanti e critiche rabbiose quelle rovesciate sul sound schizofrenico del brano dai Nostri che chiariscono che saranno pure giovani ma certo non hanno paura a dire "Siamo stanchi del potere, non c'è rispetto per la candia ignoranza, vale la pena tradire chi si fida di te!", e fanculo i timori reverenziali! Il cantato inglese è lo sposalizio perfetto per "B.H.O.O.Q.", distorta e tirata, con incursioni melodiche spagnoleggianti, una parentesi quasi da soundtrack Tarantiniana e un finale che definire delirante e schizofrenico è riduttivo.

Nel finale si torna nuovamente all'italiano, e che italiano! Per concludere l'album Diego, Daniele e Pietro hanno tenuto da parte una vera e propria chicca: "Stilnovo" è un tributo versione hardcore-punk al più celebre sonetto di Cecco Angiolieri, "S'i' fosse foco, ardere' il mondo", tra i pilastri della letteratura comico-realista, un dissacrante affronto alle convenzioni stilistiche del "dolce stil novo", che faceva della dolcezza e della delicatezza dei versi uno dei suoi cardini. Uno scritto essenziale per la letteratura italica che già l'immenso Fabrizio De Andrè aveva musicato in chiave moderna nel 1968 e che torna sottoforma di un poderoso rock da pogo che si conclude con un vero e proprio delirio strumentale, una chiave forse non apparentemente consona, eppure il risultato rende giustizia al coraggio dei Miriam Mellerin, nonchè ovviamente al grande Cecco che ha scritto un pezzo hardcore con 700 anni di anticipo sui tempi, alla faccia del precursore!

La sintesi dell'album è tutta qui, in quest'ultimo pezzo, nel coraggio di portare in un debut album un sonetto di fine tredicesimo secolo rivisitato in chiave punk, nella passione e nel talento che trasudano da ogni singolo secondo delle sette tracce, nella loro capacità di rovesciare nella musica le nevrosi, i deliri, la rabbia e le sensazioni con la varietà stilistica giusta, senza restare ancorati ad un solo genere preciso, ma soprattutto nell'enorme energia di questi tre ragazzi, energia che loro stessi non risparmiano e che scaricano a suon di watt e ritmi alti in un esordio davvero coi fiocchi. Un solo consiglio, avanti così!

Voto: 7,5

Tracklist:

1. Parte di me (Feat. Lady Casanova)
2. Made in Italy
3. Insetti
4. Trust
5. Ostrakon
6. B.H.O.O.Q.
7. Stilnovo

Lozirion

venerdì 11 maggio 2012

Adler's Appetite


I Guns N'Roses, per chi il ha amati, non sono stati soltanto un enorme fenomeno di vendita, non sono mai stati una band come le altre, sono stati un'esplosione di adrenalina mai vista, l'apoteosi di una tamarraggine spaventosa e di una rabbia incontrollata verso quella sorta di snobismo artistico che nemmeno il punk nella sua violenta ondata era riuscito a spazzare via. Sono stati lo specchio di una generazione stanca e incazzata, ma anche desiderosa di divertirsi e fare casino, "Generazione di sconvolti che non han più santi nè eroi", come diceva Vasco quando ancora sapeva colpire nel segno. I Guns sono stati tutto quello che la loro generazione avrebbe voluto essere e hanno sempre suonato quello che la loro generazione avrebbe voluto suonare, con tanta elettricità, riff fulminanti, ritmi da tachicardia, una voce come se ne trovano davvero poche e la sfacciataggine senza filtro di chi se ne fotte davvero.

La musica dei Guns, per chi se n'è innamorato e per chi fa parte di quella generazione è diventata in qualche modo l'essenza della visione del rock, una specie di metro comparativo con il resto della musica, con generi, artisti e gruppi nuovi. Non che ciò impedisca di apprezzare il resto della musica nè tantomeno trasformi i Guns nel più grande gruppo di sempre, certo è però che Axl e soci hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica e nei cuori dei fans. Lo stesso segno, o probabilmente uno ancora più marcato, è rimasto sicuramente nel cuore di Steven Adler, storico batterista della band cacciato nel 1990 per abuso di droghe (ed è tutto dire....) e che per questo ha pure intentato cause e fatto un bel po' di casino, ma che nonostante tutto dello stampo da gunner proprio non si riesce a liberare, e dopo parecchi anni e non pochi problemi dovuti agli eccessi di una vita a mille all'ora, nel 2003 forma una nuova band, gli Adler's Appetite, nome chiaramente ispirato a quell'Appetite for destruction che nell'87 si divorò in un sol boccone l'intero mercato discografico e che è in parte anche una sua creatura. Con gli Appetite Steven si lancia in una densissima attività live in cui propone principalmente i pezzi dei Guns, alcuni (pochi) nuovi brani e tante cover. Nel 2005 esce il primo lavoro del gruppo, un EP omonimo di 6 brani tra cui le cover di "Hollywood" dei Thin Lizzy e di "Draw the line" degli Aerosmith. Da allora più niente se non concerti su concerti in giro per il mondo e cambi di formazione repentini e quasi compulsivi, finchè nel 2010 Steven e soci se ne escono con tre singoli, "Alive", "Stardog" e "Fading", che proprio quest'anno sono stati inseriti, insieme alla versione strumentale del primo, in un EP intitolato "Alive" e che anticipa un probabile nuovo lavoro inedito.

C'è tanto dei Guns N'Roses in questo album, c'è tanto di "Appetite For Destruction", nel nome della band quanto nel sound cattivo e graffiante del disco, che fin dalle prime note della title track lancia watt a destra e a manca, con Steven seduto sul seggiolino della sua batteria a pestare un ritmo incalzante e ad accompagnare un'intro di chitarra rock anni '80 fino nel midollo, fulminante e carico di elettricità. Il resto lo fa la voce di Patrick Stone, frontman del gruppo dal 2011 che certo non è Axl Rose, ma nemmeno prova ad esserlo, canta senza strafare con uno stile rabbioso che denota una predilezione per l'hardcore punk e che in ogni caso non guasta affatto. La successiva "Stardog" resta fedele alla linea, batteria a bpm alti, riff decisi e voce a squarciagola, tracce di assoli chitarristici alla Slash qui e là e un alto tasso di adrenalina lungo tutta la durata del pezzo. C'è anche spazio per "Fading", ottima ballata che chiude il cerchio: non ci sono soltanto ritmi veloci e rock spinto nella musica degli Adler's Appetite, e "Fading" ne è la dimostrazione. In chiusura dell'album c'è una versione strumentale della title track, bella anche se forse poco sensata visto che non si scosta minimamente dalla versione cantata, ma tant'è, sono comunque 4 minuti di hard rock eighties bello deciso e non sarò certo io a levare il cd dallo stereo....

Insomma, niente di nuovo per questo EP, ma tanta, tanta, tanta carica e un pizzico di nostalgia, perchè Adler e soci se la cavano, fanno un solido rock anni '80 che piace e che sa tanto, tantissimo di Guns N'Roses, forse un po' troppo e non che ci sia nulla di estremamente male, soltanto la nostalgia si fa sentire, perchè la carica e la voglia di fare rock di Steven è rimasta la stessa nonostante gli anni e una carriera ed una vita non proprio limpide e facili, di questo gli va dato atto e tanto di cappello, ma senza stare sul palco a battere il tempo per Slash, Izzy, Duff e Axl non è la stessa cosa. "Alive" è un buon album, ma Steven lo sa che i Guns, i suoi Guns, quelli che vi verrà voglia di infilare nello stereo alla fine di "Alive", erano tutta un'altra storia....

Voto: 6,5


Tracklist:

1. Alive
2. Stardog
3. Fading
4. Alive (Instrumental version)
Lozirion

venerdì 27 aprile 2012

Ilenia Volpe - Radical chic un cazzo



Bigotti, benpensanti, perbenisti e schizzinosi si fermino qui, non ci provino nemmeno, perchè ora si inserisce il cd nello stereo e da qui in avanti saranno rabbia e tremendo realismo le parole d’ordine, frasi schiette e senza il minimo filtro, rovesciate come un travolgente fiume in piena da una ragazza di casa nostracon una voce e uno spirito rock che non si sentiva da troppo tempo....

venerdì 20 aprile 2012

Neil Young - Tonight's the night


Rock, rock e ancora rock, distorsioni elettriche che cavalcano sulla pelle, emozioni che corrono a trecento all’ora nelle vene, alcol, droghe e un costante stato di follia emotiva in bilico tra nuovi orizzonti e pesanti ricordi, rabbia, frustrazione, nervi e sudore, potenza e disperazione, tremendi fantasmi e una pellaccia dura come poche segnata da un viaggio dal Canada all’inferno e ritorno. Tutto questo ha un volto e un nome, quelli del “Solitario” Neil Young, e Tonight’s the night è l’album più viscerale, sofferto e oscuro del cowboy di Toronto. Siete pronti alla discesa negli inferi?...