giovedì 14 giugno 2012

Chilly Gonzales
Solo Piano II


Chilly Gonzales Solo Piano II - Piano Vision Medley from Chilly Gonzales on Vimeo.

Un personaggio molto particolare questo Chilly Gonzales. Delle sue svariate anime preferisco quando si accomoda davanti al pianoforte. E questo video ben rappresenta la sua maestria... buona visione.

mercoledì 13 giugno 2012

Omaggio a Ray Bradbury
(1920-2012)


Fahrenheit 451
(UK 1966)
Regia: François Truffaut
Cast: Oskar Werner, Julie Christie, Cyril Cusack, Anton Diffring, Alex Scott
Genere: distopico
Se ti piace guarda anche: Pleasantville, Orwell 1984, Gattaca

“I libri sono soltanto un mucchio di spazzatura. Non servono a niente.”

Forse per alcuni libri, la frase pronunciata dal capo dei ‘pompieri’ di Fahreinheit 451 non è nemmeno tanto campata per aria…



Questioni mocciane a parte, 451 gradi Fahrenheit è la temperatura di autocombustione della carta. E alla fine nemmeno solo quella. Ad occuparsi di quest’operazione incendiaria ci pensano paradossalmente i pompieri. Nel futuro distopico immaginato negli anni ’50 da Ray Bradbury e portato su grande schermo nei 60s da François Truffaut, i pompieri infatti i fuochi non li spengono bensì li accendono, per bruciare i libri.
Perché lo fanno?
Perché i libri rappresentano la cultura, la fantasia, il libero pensiero, contribuiscono a rendere ‘diversi’ dalla massa uniforme, schiava del governo, delle regole e della televisione.

Il racconto originale di Ray Bradbury è stato pubblicato per la prima volta nel 1953 su Playboy, alla faccia di chi pensa che il porno sia solo cul e non cultura, andando a fare il paio con 1984 di George Orwell (pubblicato nel 1949). Per quanto entrambi siano riflessioni di stampo fantascientifico sui regimi totalitari, risultano storie sempre attuali e avvertimenti utili anche per gli stati (teoricamente) democratici in cui abbiamo la fortuna di vivere oggi.
Le regole sono una delle basi su cui si fonda una società e, per quanto io non abbia nessuna voglia di cantarne le lodi, sono necessarie. Il problema è quando queste regole diventano opprimenti, proibizioniste e finiscono per diventare assurde. La cosa ancora peggiore è però quando le persone smettono di rendersi conto di quanto assurde esse siano.

In Fahrenheit 451 la gente, pure i bambini, si divertono a vedere prendere fuoco i libri. Non ci sono proteste. Non c’è una ribellione. La società è stata addomesticata al punto che quasi nessuno riesce a pensare a un mondo differente. Per quanto immaginato in maniera meno complessa e stratificata rispetto al romanzo di Orwell, anche il governo del racconto di Bradbury ha vinto. Ha annientato le persone, le ha rese tutte uguali, ha annullato il libero pensiero, ha regalato a tutti un’apparente felicità fatta di pillole e programmi idioti alla tv che ti danno l’illusione di poter diventare anche tu un protagonista. Non mi sembra un quadro tanto diverso da quello dipinto dalla società capitalista attuale dominata dai reality-show e dal pensiero di dover possedere determinati oggetti per uniformarsi alla massa. Anche se per fortuna adesso stiamo, forse, passando da un’era dominata dalla tv, un medium che lascia lo spettatore passivo, a una dominata o meglio accompagnata da Internet, medium che invece non ha un centro e lascia l’utente attivo, in una posizione realmente democratica. Almeno fino a che non cercheranno di regolamentare troppo anche la rete. E ci stanno provando.



La bellezza delle grandi storie è proprio questa, riuscire a parlare a epoche differenti con immutata efficacia. François Truffaut ha trasportato questa grande storia su grande schermo dall’alto del suo grande talento registico, con il suo primo film a colori nonché la sua prima produzione internazionale. Il francese ha adottato uno stile visivo molto 60s, si è divertito a usare vari stratagemmi cinematografici, rimanendo comunque sempre concentrato soprattutto sulla storia, ed ha inserito anche un paio di chicche-omaggi: in mezzo ai libri bruciati figura un numero di Cahiers du cinéma, prestigiosissima rivista cinematografica francese per cui lo stesso Truffaut scriveva, mentre nel finale viene citato Cronache marziane, raccolta di racconti realizzata dall’autore di Fahrenheit.



Venendo al finale, il film riesce a regalare un messaggio di speranza. Nel corso della pellicola non vi sono momenti particolarmente violenti, a eccezione della scena in cui un’anziana appassionata di libri viene bruciata viva insieme a loro o del ‘finto’ omicidio del protagonista Guy Montag. L’umanità di Fahrenheit 451 non è annientata tanto sul piano fisico, quanto su quello culturale. E non c’è cosa peggiore. Essere oppressi, senza neppure rendersene conto.
A questa umanità del tutto annientata si contrappongono per fortuna alcuni spiriti liberi, o forse è meglio definirli spiriti libri. Persone che imparano a memoria ognuno un libro differente, in modo da poter tramandare a livello orale la tradizione letteraria. Quella dei grandi autori. Quelli come Moccia? No, quelli come Ray Bradbury.

(voto 7,5/10)


Cannibal Kid

I video di Vimeo

Ecco a voi una nuova sezione del nostro blog dove segnaleremo e faremo vedere alcuni video pubblicati su Vimeo, rete sociale di video di proprietà. "Caratteristica fondamentale di Vimeo è che non consente la pubblicazione di video commerciali, videogiochi, pornografia o qualsiasi opera che non sia stata creata unicamente dall'utente; in questa maniera il sito si pone come una vetrina internazionale per registi e creativi consentendo la possibilità di condividere e pubblicare video su altri siti e commentarli. Si possono caricare anche video ad alta definizione, primo sito di questo tipo a consentirlo, che viaggiano in rete." (da Wikipedia)
Come primo video abbiamo scelto Les Paysages di Jerónimo Rocha realizzato con la tecnica dello stop motion (qui trovate il making of del video).
Buona visione

martedì 12 giugno 2012

Black Country Communion
Black Country




Joe Bonamassa (miglior chitarrista blues dell’ultima generazione) alla chitarra elettrica; Glenn Hughes (Deep Purple) al basso e alla voce; Derek Sherinian (Dream Theatre) alle tastiere; Jason Bonham (figlio del compianto John) alla batteria. Non è uno stralcio da un compendio di storia della musica, ma la formazione dei Black Country Communion, supergruppo di fenomeni alle prese con l’hard rock anni ‘70 e suoi derivati. Chi ha amato Deep Purple e Led Zeppelin si cominci a sfregare le mani e a farsi venire l’acquolina in bocca: questo è il disco che far per lui. Chi invece pensa a una penosa operazione commerciale dei soliti dinosauri che non si rassegnano alla pensione, resterà deluso. Black Country è una bomba che una volta innescata non smetterà di deflagrare dalle casse del vostro stereo. L’hard come si suonava una volta, con qualche spunto psichedelico e la bella, puntuale e precisa chitarra di Bonamassa a irrorare il tutto di tonnellate di blues. Brividi che hanno percorso la schiena di tre generazioni e tornano prepotenti ai giorni nostri come se il tempo si fosse fermato a 40 anni fa. Impossibile non godere come ricci, soprattutto perchè queste undici canzoni (tutte inedite a parte la cover di Medusa dei Trapeze) profumano di fresco e scintillano al sole come spade appena forgiate. Per rendersene conto è sufficiente la title track, piazzata all’inizio come una martellata degli dei: up tempo tiratissimo sorretto dal basso di Hughes vibrante come ai bei tempi e da un assolo fulmicotonico di Bonamassa, che tira a lucido la gloria che fu di Blackmore. “I’m a messenger, listen my prophecy!”, canta Hughes con la voce di un sessantenne mai cresciuto, che prende acuti, uno dopo l’altro, con tecnica e precisione, con una tensione sempre massimale, con una passione che nasce dallo stomaco e si arrampica in cielo. Basterebbe questa canzone a giustificare l’acquisto del disco. Arrivederci e grazie. Invece, i pezzi, clamorosamente belli, si susseguono senza soluzione di continuità, e non vorresti mai spegnere lo stereo. Il singolo  One last soul  col suo approcio melodico, l’inarrivabile Down Again, con Bonamassa cheintreccia riff e assoli in un unico grande affresco purpleiano, l’acidissima Beggerman con Hughes in grandissimo spolvero, tanto da far pensare addirittura ai fasti di Burn. Una dietro l’altra, ad allungare un immaginario tappeto rosso per la passerella decisiva di Song of Yesterday, capolavoro del disco, otto minuti abbondanti in cui si fondono Zeppelin, Purple, la chitarra blusey di Bonamassa,l a voce nervosa di Hughes e un tappeto melodico quasi impercettibile a far da fondamenta. Una di quelle canzoni che gli amanti del genere terranno stretta al cuore, nei secoli a venire, come anni fa fecero con Baby i’m gonna leave youChild in time. Chiude il disco Too late for the sun, jam session di undici minuti, in cui i quattro, se ce ne fosse bisogno, ci dimostrano quello di cui sono capaci con in mano rispettivi strumenti. Black Country non solo rispolvera i gloriosi anni in cui il rock si faceve con zeppe e basettoni, ma si candida a diventare, segià non lo è, un classico dell’hard rock moderno.

Blackswan

sabato 9 giugno 2012

I fuorilega del Nordest

Ci sono libri che hanno necessità di arrivare dritti al punto. Simulacri cartacei che racchiudono storie urgenti che non hanno, per loro stessa ragion d’essere, bisogno di orpelli stilistici e trucchetti di prestigio. Raccontano storie che non possono essere sussurrate, ma che hanno bisogno di strisciare fuori dalle pagine a gran voce, facendo rumore… facendosi sentire. La storia di Riccardo è una di queste.
Lui, un ventenne con tutta la vita davanti. Con una famiglia che, tempo addietro, non avremmo fatto fatica ad inquadrare come appartenente alla media borghesia e che adesso fa fatica ad arrivare a metà mese. La vita, i progetti, i sogni di Riccardo cambiano sfumatura nel momento in cui i suoi genitori perdono il lavoro nella fabbrica tessile nella quale avevano passato quasi tutta la vita. In quei momenti di disperazione c’è bisogno di correre ai ripari, affinché la mente non molli gli ormeggi. E per cercare di non impazzire bisogna trovare degli escamotage… talvolta anche poco eleganti, se vogliamo. Ma bisogna trovare la motivazione logica… la causa dalla quale si è dipanata la conseguenza. Nel caso di Riccardo c’era bisogno di un capro espiatorio. E niente si presta meglio dell’altro. L’extracomunitario, arrivato in Italia (brutto e cattivo) per rubare il lavoro a noi italiani sofferenti.
Per capire come procederanno a prender forma gli eventi, vorrei riportare alla vostra memoria la cara teoria del piano inclinato e della biglia. Ponendo una biglia in cima ad un piano inclinato, questa comincia a scivolare giù, e per quanto impercettibile sia l'inclinazione la sua corsa accelera sempre di più, sempre più velocemente.
Così funziona anche con le parole: e così ha funzionato anche quella famosa sera dei “tagli al bilancio” in casa di Riccardo. Nel momento in cui suo padre ha additato i cinesi di essere il male sociale, nella coscienza del ragazzo ha preso forma l’odio. E l’odio, è cosa nota, quando si manifesta non è mai destinato a scomparire senza clamori. Lascerà una scia dietro di sé. Un nugolo di vittime immolate all’altare del rifiuto. Quello che è seguito è stato un vortice di eventi, dei quali non mi va di parlarvi per non rischiare di “spoilerare” privandovi del piacere di sfogliare petalo dopo petalo un libro che, a mio avviso, deve essere letto.
Vi dico solo che qui troverete molto… politica, analisi delle dinamiche sociali contorte che si sviluppano nei “gruppi”. Ci troverete amicizia e anche un po’ d’amore. E, a questo proposito, devo dirlo. Un plauso a Francesco Gesualdi… perché è riuscito a sottolineare come l’amore insegni l’amore. L’amore di coppia che si apre e sboccia, che si affaccia sul vero significato del termine. Non si fossilizza in una visione sterile del "noi due". Ma implica l’amore per noi stessi e l’amore per l’altro. Perché accettare il “diverso” da noi implica la volontà di accettare tutte le nostre zona d’ombra, quelle che non sappiamo di avere e che, nel momento in cui affiorano, reprimiamo e scacciamo. Come faremmo coi cinesi, magari.
Un libro meritevole di appoggio. Un libro che va letto e va usato come punto di partenza per una riflessione più ampia sulla società nella quale naufraghiamo giorno dopo giorno. Un salvagente per riuscire a restare a galla.
Francesco Gesualdi, col suo stile diretto e chirurgico, quasi freddo e distaccato talvolta, è riuscito a trovare in realtà il giusto modo di raccontare una storia che è davvero storia e non favoletta. E per parlare di temi forti come la xenofobia non è adatto un linguaggio romanzato e "cuoricioso", non trovate? Quindi altro merito. Onestamente, questa lettura mi ha fatto venir voglia di cambiare le cose. Iniziando a cambiare me stessa ed il mio approccio all’altro. Del resto siamo animali sociali. E gli animali non fanno discriminazioni, e attaccano solo per legittima difesa.

Harley Queen

venerdì 8 giugno 2012

Al tempo di don Chisciotte


Piccolo inventario di suppellettili, motti ed altre amenità nella Mancha di Cervantes.

Gli  ombrelli da sole
...arrivò ad una strada che si divideva in quattro, e subito gli occorsero alla mente quei crocicchi dove i cavalieri erranti si mettevano a pensare a quale delle vie prendere; ( ... ) . Andato avanti per quasi due miglia, don Chisciotte scoprì un numeroso drappello di persone che, come poi si seppe, erano dei mercanti di Toledo che andavano a comprar seta a Murcia. Erano sei, e camminavano coi loro ombrelli da sole, con alri quattro servi a cavallo e tre mulattieri a piedi.



Gli occhiali da viaggio
Mentre stavano così ragionando, si affacciarono sulla strada due frati dell'Ordine di San Benedetto, che pareva andassero in groppa a due dromedari, tanto erano grandi le mule su cui cavalcavano. Portavano occhiali da viaggio e parasole. Dietro di loro veniva una carozza (...) c'era una signora biscaglina che andava a Siviglia, dove si trovava suo marito, diretto alle Indie con importantissimo incarico.

Erbe officinali

(...) sarebbe bene, Sancio, che tornassi a medicarmi quest'orecchio, che mi duole più del necessario. Fece Sancio ciò che gli veniva ordinato, e uno dei caprai, osservando la ferita, gli disse di non preoccuparsi, che ci avrebbe messo lui un medicamento che l'avrebbe fatta guarire facilmente. E staccate alcune foglie di rosmarino, che si trovava lì in abbondanza, le masticò, le mescolò con un pò di sale e applicategliele ben bene all'orecchio, glielo bendò accuratamente, assicurandogli che non avrebbe avuto bisogno di altra medicina; e così fu.


Occupazioni femminili
Va' avanti - disse don Chisciotte- . E quando arrivasti che cosa stava facendo quella regina della bellezza? Giurerei che la trovasti intenta ad infilare perle o a ricamare con cordoncino d'oro qualche impresa per questo cavaliere suo schiavo.

Nient'affatto -rispose Sancio-. la trovai che stava spulando due sacchi di grano in un cortile di casa sua.





Improperi/insulti
Oh Dio, come fu grande la collera che provò don Chisciotte sentendo le sfacciate parole del suo scudiero! Fu così grande, dico, che con voce alterata e con lingua balbuziente disse, lanciando un vivo fuoco dagli occhi: - vigliacco, farabutto, scostumato, insolente, ignorante, cretino, linguacciuto, sfacciato, calunniatore e maldicente!  ( ... ) Vattene dalla mia presenza, mostro di natura, deposito di menzogne, armadio di inganni, granaio di vigliaccherie, inventore di malvagità, banditore di sciocchezze, nemico del rispetto che si deve alle persone reali!



Link
museo dell'ombrello > museo dell'occhiale > Rosmarinus officinalis

Le parti in corsivo sono tratte da Don Chisciotte della Mancia di M. Cervantes, ed. Einaudi

Giacy.nta

(un benvenuto e un ringraziamento speciale a Giacy.nta per il suo primo post per L'Orablù)

giovedì 7 giugno 2012

Scream



Trama: Uno spietato serial killer miete vittime tra i giovani della piccola cittadina di Woodsboro ispirandosi ai film horror. Chi si nasconde diestro quella maschera e cosa lo lega a Sidney, la cui madre è stata uccisa esattamente un anno prima?

"I film dell'orrore non creano nuovi pazzi, servono solo a rendere i pazzi più creativi".

"Ci sono delle regole precise che devono essere rispettate se si vuole sopravvivere in un horror, va bene? E vado a cominciare. Numero uno: non si deve mai fare sesso…no, no, è proibito, è proibito! Sesso uguale morte, va bene? Numero due: mai ubriacarsi o drogarsi. No, perché è il peccato, peccato per estensione della regola numero uno. E numero tre: mai, mai e poi mai, in nessun caso, dire “torno subito”. Perché non si torna più"




Quando alla fine degli anni 90 "Scream" comparve nelle sale cinematografiche, diede una sferzata di rinnovamento al genere horror, riuscendo, come probabilmente accadrà con "Quella casa nel bosco" a riazzerare quanto visto fino ad ora.

Fu un grandissimo successo, nonchè l'origine di una saga dalle alterne fortune, giunta un paio di anni fa all'inevitabile, e sorprendentemente piacevole bisogna ammetterlo, reboot.
Oggi, quando ormai il cinema ci ha abituato ad ogni serie di nefandezze, e con la reputazione inevitabilmente incrinata dal primo "Scary Movie", tutti quanti ricordiamo "belllaaaaaaa!!", riesce comunque a conservare intatto il suo spirito di piccolo grande cult.
Perchè "Scream", è un film di indubbia e notevole intelligenza.

Dopo una sequenza iniziale davvero inquietante in cui lo spettatore capisce che, nonostante alcuni "canoni prestabiliti" (la telefonata alla ragazza sola in casa) forse ci si sta trovando di fronte a qualche cosa di nuovo, comincia il gioco.
Grazie anche all'ottima sceneggiatura di Kevin Williamson, Craven da vita ad un'opera divertente e divertita.
Ogni regola, e ritorna il parallelo con "Quella casa nel bosco" viene riscritta, ogni situazione ribaltata, ogni trama tessuta e rismontata.
Una pellicola in cui la paura si sposa perfettamente con l'ironia, in cui la morte fa da sfondo ad uno spassoso intrattenimento metacinematografico dove un gruppo di teen ager preda di un maniaco omicida reinterpreta i must del cinema horror, con un finale ricco di colpi di scena.



Ben sceneggiato, benissimo diretto, "Scream" è stato anche la rampa di lancio per un gruppo di (ex) giovani attori. Tutti bravi e decisamente in parte, con una menzione speciale per Courteney Cox, esempio perfetto della giornalista arrivista un pò stronza e per Neve Campbell, eroina all'apparenza fragile in realtà determinata a non arrendersi ed a scoprire la verità sui legami tra l'assassino di sua madre ed il misterioso killer dalla maschera urlante.


Piccolo capolavoro quindi, padre di quel teen horror che ha generato schiere di immondi cloni, tra gli altri "So cosa hai fatto" e "Urban legend", presto spazzati via da una gigantesca mano...

Newmoon

mercoledì 6 giugno 2012

Scuro come un cunicolo


Glauco se ne stava sulla branda tentando di familiarizzare con la penombra ma, avendone viste fin troppe di cose non chiare, era troppo suscettibile per riuscire a rilassarsi e dormire di botto. Così, i fantasmi che lo avevano in custodia fecero presto ad arrivare per tormentarlo. Non aveva mai avuto vita facile con quegli esseri inquieti e dalle mille facce strane. Scrutò il soffitto per tentare di scacciarli e iniziò a porsi degli interrogativi. Il treno delle due e trenta passò puntuale sotto la finestra con il suo carico di anime tremolanti, facendo oscillare le pareti della casa. Hai voglia a credere a tutti quei progetti, a quei tentativi per continuare a fare quello che avevi sempre fatto. Ogni sforzo è inutile se il destino non ha l'intenzione. Persino ritrovare dentro di sè quello slancio furioso è complicato. Mentre un angoscia profonda lo prendeva si sentii sempre più solo. Bisogna cadere in piedi, pensava, ma con l’età ad un certo punto la musica che hai dentro finisce. E non ha più voglia di ballare con la vita. Nel buio si era giocato pure quel po’ di sonno ristoratore. Assopirsi con tutti quei dubbi, quelle paure, quegli enigmi che gli rimbalzavano nella mente, non era per niente facile.

Appunto

L’Orablù presenta
APPUNTO
Giocolerie comico-musicali
di e con Claudio Cremonesi e Davide Baldi

Sabato 9 giugno 2012 dalle 15.30
Festa finale stagione 2011-2012 polisportiva Ardor
Spazio oratorio P.za S. Martino 1 - Bollate

L’artista a cavallo del suo baule,
il maestro che lo spinge.
Dai bauli esce ogni sorta di oggetto e strumento.
La musica dal vivo
è originale e molto dispettosa.
Citazioni poetiche accompagnano ogni gesto.
In verticale, con la testa dentro un libro,
l’artista si presenta:
“sono il saltimbanco dell’anima mia”
Dalla custodia di violino esce una scopa
e si lancia nella danza
“trasformare è attivare una forma di magia”
Bottiglie dal tappo lungo volteggiano in aria:
“non sempre le cose sono come sembrano”
E in equilibrio su una grossa sfera tiene sospese parole,
palline e fiato: comicità, musica e poesia, appunto...

martedì 5 giugno 2012

La mosca


Argomento del temino:
La mosca.
Svolgimento: La mosca è un animale. No, che dico? È un insetto. Ma poi gli insetti possono essere considerati animali o sono una categoria a parte? Comunque diciamo che è un animaletto insetto piuttosto repellente alla vista e fastidioso all’udito. Quando ne senti una che ti vola vicino, provi il fortissimo impulso di prendere una ciabatta, la prima ciabatta che ti passa lì vicino, e spiaccicarla violentemente contro un muro. Oppure ti viene voglia di prenderla con delle bacchette cinesi, appena prima di ricordarti che non sarai mai capace a farlo come Daniel San.


La mosca comunque dicevamo che è un insetto volante e parecchio fastidioso. Tra le sue passioni principali c’è la merda. La mosca è ghiotta di merda. Per questo aspetto, è simile a molti esseri umani. Anche a tante persone piace la merda. Ma avete sentito che musica ascoltano? In testa alla classifica dei dischi più venduti in Italia c’è Alessandra Amoroso, devo aggiungere altro?

Come, signora maestra? Il tema che mi ha assegnato non è sulla mosca intesa come insetto?
Ah, ma allora intende Maurizio Mosca, il giornalista sportivo scomparso qualche tempo fa. Quello del pendolino.
Signora maestra, dice che se continuo così il pendolino penderà di certo verso la mia bocciatura?
E va bene, signora anzi signorina maestra. La conosce quella canzone di Tricarico? Sì? Non vuole che gliela canticchi?
No? Sicura?
Allora le parlo di Mosca, la città o meglio la capitale della Russia. Città bellissima, anche se non ci sono mai stato ma così dicono, nota per l’alta concentrazione di figa presente, per il Cremlino e per Tom Cruise che fugge da un’esplosione del Cremlino in Mission: Impossible 4.
Signora maestra, dice che non è nemmeno su quello che doveva essere il temino?
Doveva essere su La mosca, la pellicola del 1986 di David Cronenberg?
Embé? Lo vede che ci stavo arrivando. Tom Cruise… Mission: Impossible 4… cinema…
Prima che si scaldi, cara maestra, veniamo allora a La mosca il film, il vero tema del temino.
La mosca
(USA 1986)
Titolo originale: The Fly
Regia: David Cronenberg
Cast: Jeff Goldblum, Geena Davis, John Getz, George Chuvalo, David Cronenberg
Genere: transgender
Se ti piace guarda anche: Inseparabili, Videodrome, Il pasto nudo, Il cigno nero, Splice

Forse La mosca è il film più rappresentativo e anche quello più noto di David Cronenberg.
Lo so che aprire con un forse non è una cosa professionale, signorina maestra, però la verità è che di niente si può essere certi, in questo mondo, quindi tutte le frasi dovrebbero cominciare con un forse.
Forse.

Certo o meno certo che sia, La mosca può essere comunque considerata un’opera pienamente rappresentativa del Cronenberg-style, un’opera contenente tutte le ossessioni del regista canadese passate, presenti e future. Quella per gli insetti, innanzitutto. Non ricomincerò a interrogarmi sull’annosa questione se gli insetti possano essere considerati animali o meno, d’altra parte anche l’uomo può essere considerato un animale? Dirò semplicemente che il Cronenberg se ne sta parecchio in fissa per gli insetti, come si vedrà pure con il disinfestatore kafkiano de Il pasto nudo o con l’uomo chiamato Spider. C’è quindi il rapporto malato tra carne e tecnologia, le mutazioni corporee che sono il tema sovrano di molti sogni-incubi-visioni cronenberghiane, il rapporto malato con le tecnologie e le macchine, da quello con lo schermo di Videodrome agli impianti di eXistenZ, dall’accoppiamento altrettanto malato uomo + auto di Crash alla limo di Cosmopolis. E poi c’è il tema del doppio (Inseparabili), lo splatter (Scanners) e poi c’è il sesso (A Dangerous Method, Crash) della mosca più infoiata dei conigli e poi c’è lo sprofondare del protagonista, trascinato sempre più giù dalle proprie perversioni, come un po’ in tutti i suoi film.

La mosca
è al contempo anche una delle pellicole più universalmente conosciute del Cronenberg. Quando dici il suo nome, a qualcuno, ai più alcolizzati, verrà subito in mente la birra Kronenbourg. Agli altri, quelli più appassionati di cinema che di birra, verrà invece in mente “il regista de La mosca”. Un po’ perché rappresenta uno dei suoi maggiori successi commerciali. Non un campione di incassi totale, però è andato particolarmente bene per un regista che non è mai stato un grosso trionfatore al box-office. E poi perché è un film entrato nell’immaginario collettivo, con il progressivo “moschizzarsi” di Jeff Goldblum che non può lasciare indifferente nessuno, al punto che è stato citato persino dai Simpson nell’episodio La Paura fa novanta VIII, con Bart che si fonde con una mosca. E, si sa, quando vieni citato dai Simpson, significa che sei entrato a far parte della pop-culture.

La mosca
è poi tra i film più accessibili del perverso per non dire pervertito regista. La partenza è quasi da tipico film anni ’80, quelle cagate simpatiche vagamente fantascientifiche tipo Corto Circuito, con in più due grosse star dell’epoca del calibro di Jeff Goldblum e Geena Davis. Se Goldblum tra apparizioni tv (persino Glee) e commedie (Il buongiorno del mattino, Le avventure acquatiche di Steve Zissou) ogni tanto lo si vede ancora in giro, che fine ha fatto invece la Geena Davis? Lo chiedo a lei, signorina maestra, visto che avrà più o meno la sua età e magari lo sa.
La storia del film è nota, signorina maestra, non mi faccia perdere troppo tempo a ricordarla: un uomo, Jeff Goldblum, inventa una macchina per il teletrasporto, una donna, una giornalista, la desaparecida Geena Davis, documenta le ultime fasi di preparazione di questa sconvolgente invenzione, quand’ecco che succede l’imprevisto di turno che cambia tutto. Dopodiché non voglio svelare altro, per non rivelare particolari spoiler a chi non avesse ancora visto questa pietra miliare. Dico solo che il simpatico film 80s degenera, muta insieme al suo protagonista e diventa una cosa splatterosa e folle ben lontana dal cinema mainstream dell’epoca. E, prorio come una mosca, mantiene un fascino deviato e inafferrabile. A meno che non sei Daniel San.
Fine dello svolgimento.

P.S. Perché ho scritto un temino su La mosca?
Innanzitutto perché me lo ha chiesto lei, cara maestra, e poi perché questo è uno dei primi film di cui ho un vago ricordo. La prima volta che l’ho visto avrò fatto le elementari, magari le medie, e ora mi sembrava il momento di rispolverare fuori questo super classico. Infine, in attesa di avere un voto da parte sua a questo mio temino che spero apprezzerà tanto, signorina maestra, ne do io uno al film…
(voto 8/10)