sabato 13 aprile 2013

Nel mio quartiere

Salutiamo il ritorno di Bartolo Federico sul nostro blog con una novità: a fine articolo potete scaricare una playlist con alcuni brani citati nel post. Buona lettura e... buon ascolto ;-)


Ero lì che ascoltavo e intanto speravo, aspettavo, che so, un treno, un bacio, una cattiveria. Attendevo che qualcuno mi venisse a prendere. Ma non accadeva mai nulla. Era tutto grigio e monotono sopra la mia vita. Mi alzai dalla poltroncina in similpelle marrone e chiusi la porta della stanza. Volevo stordirmi di parole e musica. Seduto sull’immaginaria riva di un fiume, osservavo quelle piccole onde che il vento formava sul pelo dell’acqua. Erano incessanti come le passioni. Il disco continuava a suonare e l’armonica di Racing in The Street lacerava le mie barriere. Allora non avevo fantasmi intorno a me. C’erano invece promesse, fiori colti in un giardinetto e ideali. Vero, avevano tutti l’aria un po’ triste, ma mi tenevano in piedi. Oh Thunder road, Oh Thunder road…


giovedì 11 aprile 2013

Evento previsto del 13 aprile ANNULLATO

ATTENZIONE!!!

La cena teatrale `Invito a cena con nudoecrudoteatro - La rivoluzione (non) è un pranzo di gala` prevista per il 13 aprile a L`OrablùBar è stata ANNULLATA per cause di forza maggiore.
Ci scusiamo per il disagio.

L`Orablù
Associazione Culturale

Cause the sweetest kiss I ever got is the one I've never tasted









Questa è la storia vera di un amore condiviso.
Mi innamorai la prima volta che sentii quelle note. Era una chitarra, credo, forse un banjo, non lo so, io non me ne intendo. Suonava, questo conta, ed io mi lasciai rapire.. ah, ecco il violino. O cos’era. E poi quella piccola pausa per riprendere fiato, entrava un altro strumento in scena, più cupo, che tracciava la linea della malinconia, tornava il violino, o cos’era, la chitarra non abbandonava, anzi.. ora attaccava seriamente. Ora iniziava davvero.

martedì 9 aprile 2013

Lost In Translation


Lost in Translation - L’amore tradotto
(USA, Giappone 2003)
Regia: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Cast: Scarlett Johansson, Bill Murray, Giovanni Ribisi, Anna Faris, Catherine Lambert, Fumihiro Hayashi, Hiroko Kawasaki, Daikon
Genere: straniero
Se ti piace guarda anche: Prima dell’alba, Prima del tramonto, Somewhere, (500) Giorni insieme, The Grudge
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Un film che si apre con un primo piano delle chiappe di Scarlett Johansson, ma cioè, dove lo trovate? E un film con un’apertura del genere secondo voi può non essere un cult cannibale assoluto?
Sapete già la risposta.
Io mi rendo che a qualcuno un film come Lost in Translation può non dire niente. Mi rendo conto che per qualcuno è come vedere un film in giapponese. Il punto è proprio questo: non è un film comprensibile per tutti. Per qualcuno, qualcosa andrà perso per sempre nella traduzione. Vedrà le immagini, ma non afferrerà il loro senso.
Traduco: se non sei indie, non puoi apprezzare, non puoi proprio capire questo film. E se sei indie, non puoi dire di essere indie perché altrimenti non lo sei più. Chiaro?

Vedendolo con sguardo superficiale, si può pensare che in questo film non succeda un granché. Invece mostra esattamente cosa si prova a sentirsi estranei in un paese straniero e mostra cosa si prova a innamorarsi. Se per voi è poco… Uno di quegli amori destinati però a risolversi con un grande nulla di fatto, ma che solo per questo non significa non sia un’ esperienza importante.
Fondamentalmente, Lost in Translation è queste due cose: una storia d’amore/amicizia e anche il racconto dell’avventura giapponese di due cittadini americani, tra camere d’hotel, karaoke e strane usanze orientali. Bill Murray alle prese con tali usanze è qualcosa di sottilmente esilarante. Basta un solo suo sguardo per avere un effetto comico che gente come Enrico Brignano o Alessandro Siani o qualcun altro di questi pseudo umoristi si può giusto sognare.



Quest’esperienza è però vista soprattutto attraverso il punto di vista di Scarlett Johansson, alter ego dell’autrice Sofia Coppola. È chiaro che il suo racconto, forse in parte autobiografico, ci presenta una visione parziale di Tokyo e del Giappone. La visione di chi c’è passato per gli hotel di lusso e non per i bassifondi, dopo tutto è pur sempre la figlia di un certo Francis Ford. La sua visione del mondo comunque non è quella di chi se la tira perché frequenta i ricchi e famosi, ma semmai è quella di chi li prende allegramente per il culo. Il maritino di Scarlett interpretato da un Giovanni Ribisi meno inquietante del suo solito è il classico fotografo dei VIP iperattivo nei confronti del lavoro, meno nei confronti della mogliettina gnocca. Ancora più evidente la parodia delle star hollywoodiane nel personaggio di Anna Faris, una simil Cameron Diaz superficiale e oca. Sicuri quindi che Sofia Coppola proponga una visione così radical-chic? Non è forse il contrario?



Per quanto riguarda la parte sentimentale, Lost in Translation è un classico boy meets girl movie. Correggiamoci subito: un old boy meets girl movie. Bill Murray, divo hollywoodiano in trasferta in Giappone per girare uno spot per il Suntory whisky, finisce mica scemo per vedersi con Scarlett Johansson, altra ospite occidentale dell’hotel in cui alloggia e come lui in crisi matrimoniale. Il loro è un rapporto d’amicizia? D’amore? Un rapporto paternalistico?
Forse una sola tra queste cose, forse tutte queste cose combinate insieme, il bello del film è quello di lasciare libera l’interpretazione. L’altra cosa splendida del film è Scarlett Johansson, qui di una bellezza folgorante, persino più del solito. Una bellezza fine, tipicamente coppoliana. La bellezza di una giovane attrice non ancora del tutto consapevole del suo enorme fascino e che questa pellicola avrebbe trasformato in un’icona e sex-symbol mondiale.

L’altro punto di forza del film è come Sofia Coppola è riuscita a creare non solo un film o una storia d’amore, ma un’atmosfera. Lost in Translation è una sensazione realizzata oltre che tramite i due protagonisti attraverso una fotografia magnifica e una colonna sonora ultra cool sbalorditiva che comprende Jesus and Mary Chain, Peaches, Death in Vegas, Phoenix, Sebastien Tellier, Air, Squarepusher, Chemical Brothers e My Bloody Valentine, oltre alle fantastiche scene di karoke. Bill Murray che canta stonato ma emozionato “More Than This” dei Roxy Music e Scarlett Johansson che con tanto di parrucca rosa intepreta “Brass in Pocket” dei Pretenders sono due momenti impagabili.



Lost in Translation è una sensazione difficile da descrivere a parole. Impossibile da definire con le parole. La stessa Sofia Coppola ne è consapevole e quindi con una trovata geniale alla fine lascia tutti con un palmo di naso, con le parole pronunciate da Bill Murray all’orecchio (sexy pure quello) di Scarlett Johansson che si perdono in mezzo ai rumori della folla, lost in the noise.
(voto 9+/10)

In chiusura, partecipa anche tu al TOTO BILL MURRAY!
Cosa ha sussurrato Bill Murray all’orecchio di Scarlett Johansson durante il loro ultimo incontro?

1) Arigatò!
2) Non averti trombata rimarrà per sempre il più grande rimpianto della mia vita.
3) Supercazzola prematurata con scappellamento a destra come se fosse antani.
4) Non sposare Ryan Reynolds, Scarlett: divorzierete perché lui ce l’ha piccolo.
5) Sofia Coppola è una furbona: il mio dialogo finale non è un granché e così mi ha abbassato il volume.
6) Lo ammetto: sono stato io a mettere le foto di te nuda in rete.

Ed ecco la vera risposta.



Cannibal Kid

Supermilano e L’Orablù




Dal sito di Supermilano:
Per la sua sesta edizione la “SETTIMANA FRA LE GROANE”, una delle iniziative culturali più attese e apprezzate di tutto l’hinterland milanese, accoglie nel titolo l’ampliamento territoriale rappresentato dalla nascita del nuovo Sistema Culturale SUPERMILANO e si fa promotrice della nuova sfida per la valorizzazione del territorio.
Il progetto coinvolge i 16 comuni del territorio e i comuni limitrofi di Cesano Maderno, Desio, Limbiate e Paderno Dugnano e ha fra i suoi principali obiettivi quello di valorizzare un territorio ricco di testimonianze artistiche culturali, nell’ottica di un recupero delle radici storiche e di una maggiore sensibilizzazione nei confronti dei luoghi di appartenenza.
Per 9 giorni, da sabato 13 a domenica 21 aprile, tutti i comuni coinvolti aprono le porte dei loro siti artistici e ambientali più interessanti: ville, chiese, spazi d’arte, parchi e cascine, a due passi da Milano, aperti gratuitamente con visite guidate, eventi e percorsi tematici.
Protagonisti dell’iniziativa sono gli studenti delle scuole superiori e i volontari che si cimentano come guide turistiche per accompagnare i visitatori all’interno dei beni. Partecipano anche le Associazioni dell’intero territorio che organizzano gratuitamente eventi e manifestazioni collaterali.
Proprio dalla straordinaria esperienza di collaborazione dell’iniziativa realizzata dal Polo Culturale Insieme Groane nasce infatti SUPERMILANO, il nuovo Sistema Culturale del Nord Ovest Milano: 16 comuni riuniti in un unico territorio, per riscoprire e promuovere le identità e le prospettive di un’area dall’alto potenziale culturale, turistico ed economico.


L’Orablù partecipa a questa iniziativa (come l’anno scorso) con vari eventi che si svolgeranno sia in Villa Arconati che a L’OrablùBar.

Sabato 13 aprile – ore 15
I GRAN BALLI RISORGIMENTALI
Villa Arconati
(Castellazzo di Bollate)
Saggio in costumi storici delle danze in uso nell’Ottocento.
Nella suggestiva Sala del Museo di Villa Arconati,
ballerini e ballerine
ricreano l’atmosfera di un ballo rinascimentale
A cura di La Società di Danza e L’OrabluBar






Sabato 20 Aprile dalle ore 19
L’ORA E’ GIA’ DOMANI
Giovani e cultura contro la crisi
L’Orablù Bar Via Dante 67 - Bollate
alle 19
Mostra fotografica di
Jordan Cozzi
studente del quinto anno del Liceo Artistico Lucio Fontana di Arese
alle 21
SLAM vs BLUES
La slampoetry incontra il blues
Le poesia slam di rap-poeti e il blues dei Jesus on a Tortilla si alternano in un’interessante sperimentazione che gioca con ritmo e parole.
Ingresso Libero


Infine segnaliamo un evento organizzato dal Comune di Bollate


mercoledì 3 aprile 2013

Molto più di una semplice personalità multipla, ovvero dell’onniscienza

Valentino è comparso per caso nella mia vita, era un pomeriggio di due mesi fa, forse tre, pensavo di andare in un museo, perché avevo finito presto di lavorare, faceva un freddo cane, e per niente al mondo mi sarei tolta i guanti, non prima di essere al caldo del museo. Lungo la strada, la solita bancarella domenicale di libri usati, mi sono fermata a darle uno sguardo, la voglia di comprare c’è sempre, la possibilità quasi mai, ma i libri usati hanno sempre ottimi prezzi tre per due ai quali è difficile resistere, e sapere che non sono propriamente una divoratrice di libri, quando questi sono in tedesco, finora non mi ha mai scoraggiata. Ad un tratto ho visto alcuni titoli in spagnolo, vuoi vedere che c’è qualcosa anche in italiano?, mi son detta, e così ho proseguito spedita, uno scatolone di banane dietro l’altro, finché ho trovato quello che conteneva i libri in italiano, e ho subito iniziato a seguire col dito guantato di triplo pile rosa i titoli sul dorso. Non ne conoscevo nemmeno uno, non a prima vista, ma qual è il problema?, si può sempre scoprire qualcosa di nuovo, mi son detta, tu leggi troppi blog di recensioni, non sempre si comprano libri di cui si è già letto, ho aggiunto cattiva, puoi osare come facevi una volta, ho pensato anche, incoraggiata però da alcuni autori conosciuti. E proprio mentre ero lì, con le mani nella scatole delle banane a frugare tra i libri usati, pronta a togliere i guanti per prendere le monetine dal portamonete, a costo di congelarmi le mani in un nano secondo, quindi decisa a trovare almeno due libri da prendere per usufruire del primo scaglione di sconto, quello del due per uno, è stato proprio allora che ho visto Valentino.
Uno sconosciuto, ma sua mamma la conoscevo già, perciò mi sono fidata di lui.
 

martedì 2 aprile 2013

Essi vivono


Essi vivono
(USA 1988)
Regia: John Carpenter
Sceneggiatura: John Carpenter
Ispirato al racconto: Eight O’Clock in the Morning di Ray Nelson
Cast: Roddy Piper, Keith David, Meg Foster, George “Buck” Flower, Peter Jason
Genere: complottista
Se ti piace guarda anche: Branded, Videodrome, Scanners

Crisi economica. Collasso del capitalismo. Zombie.

No, non si tratta di un nuovo film in arrivo nei cinema, ma di un’avantissima pellicola del 1988 di John Carpenter, ispirata a un racconto sci-fi risalente addirittura al 1963. Mentre gli USA erano ancora in piena era Ronald McDonald’s Reagan, c’era già chi attaccava il sistema yuppistico vigente e lo faceva con un film in grado di criticare in maniera feroce quel sistema oggi giunto ormai agli ultimi rantoli. Il sistema televisivocentrico, il sistema del produci-consuma-crepa, il system capitalista che sta andando down.
Mentre molte pellicole mainstream dell’epoca celebravano lo stile di vita yuppie, John Carpenter raccontava una storia diversa, quella di un uomo che vive come un homeless, vittima di una società in piena recessione economica, che trova degli occhialini e da lì in poi la sua visione della figa da vicino vita cambia.
Potrebbe sembrare la storia di James Cameron che trova degli occhialini 3D e pensa ahinoi di creare quella sciagura cinematografica di Avatar, e invece no.
Quando indossa questi occhiali magici, il protagonista di Essi vivono vede la realtà per com’è veramente: i giornali, i cartelloni pubblicitari per strada e i media in generale propongono in continuazione dei messaggi subliminali. Frasi e parole che inducono le persone a stare buone buonine nel loro recinto e a consumare. Ordini come: “OBBEDISCI”, “GUARDA LA TV”, “DORMI”, “UNIFORMATI”, “QUESTO E’ IL TUO DIO”, cose del genere.
L’idea degli occhiali per altro verrà ripresa anche nel videogioco impossibile del Nintendo The Simpsons: Bart vs. the Space Mutants. Allo stesso tempo, il protagonista della pellicola vede alcune persone per come sono davvero: degli scheletri zombie, non troppo distanti da quelli ripresi qualche anno più tardi dai Chemical Brothers nel video di “Hey Boy Hey Girl”.



Tornando al film: cosa sta succedendo nel mondo? Chi c’è dietro questo complotto?
Lo scoprirete guardando Essi vivono, che a 25 anni di distanza dimostra di essere per tematica ancora parecchio moderno. Laddove la pellicola, visivamente notevolissima, perde invece colpi è sul lato recitazione. Passi il simpatico Keith David, che negli ultimi 25 anni non è che sia cambiato più di tanto, ma il protagonista è davvero il grado zero dell’espressività. Per uno che dovrebbe interpretare uno degli illuminati che riescono a vedere le cose per cose sono davvero e smascherare gli zombie intorno a lui, è un po’ troppo zombie a livello recitativo. Si tratta non a caso di un ex wrestler, Roddy “Rowdy” Piper, che ha tentato la carriera come attore ma guarda caso, a parte questo film, non si è mai più segnalato in nessuna pellicola rilevante. Che strano. È il suo personaggio a non funzionare, a non coinvolgere del tutto, ed è un vero peccato perché per il resto John Carpenter ha realizzato uno dei suoi film più convincenti a livello di messaggio sociale e uno dei più visivamente grandiosi e di maggiore impatto della sua notevole carriera, grazie a una vicenda dai contorni sci-fi non troppo distante dalle parti di pellicole cronenberghiane come Videodrome e Scanners. E grazie a un finale geniale.



Un cult che poteva essere ancora più cult con una scelta di cast migliore, considerando come anche la protagonista femminile Meg Foster fosse ampiamente sostituibile. Comunque trattasi di un cult così attuale da essere in grado di ispirare una nuova pellicola, Branded. Perché essi vivono sì, ancora oggi. Essi chi? Essi quelli che provano a controllarci, a farci il lavaggio del cervello, a dirci cosa pensare. Una cosa abominevole. Insomma, perché obbligare le persone a fare qualcosa? Non lo so davvero, però GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM! GUARDA QUESTO FILM!
(voto 7,5/10)
Cannibal Kid

Un Biondillo tira l'altro - Terzo appuntamento
6 Aprile 2013 Marco Rovelli


Terzo appuntamento della rassegna "Un Biondillo tira l'altro".
Sabato 6 aprile sul palco de L'OrablùBar, insieme a Gianni Biondillo, ci sarà Marco Rovelli.
Poeta, scrittore e musicista Marco Rovelli si fa spazio sulla scena letteraria italiana grazie a progetti di grande impegno civile come Lager italiani, un reportage narrativo dedicato ai centri di permanenza temporanea; Lavorare uccide, un’analisi del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia; e Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro.
Come musicista, Marco si afferma all’interno del gruppo Les Anarchistes, formazione vincitrice del premio Ciampi nel 2002 per il miglior album d’esordio. Nel 2009 esce il suo primo cd libertAria e nello stesso anno gli viene assegnato il premio Fuori dal Controllo nell’ambito del Meeeting Etichette Indipendenti. Nel 2012 pubblica i romanzi Il contro in testa e La parte del fuoco.
L'incontro inizierà alle ore 21.
L'ingresso è libero (con tessera de L'Orablù).