Sabato prossimo si svolgerà, a L'OrablùBar, il secondo appuntamento della rassegna "Un Biondillo tira l'altro" avrà come ospiti Alberto Tonti e Marco Sbarbati oltre all'immancabile Gianni Biondillo, direttore artistico della rasegna.Conoscitore e amante della musica, Alberto Tonti è critico musicale per varie testate nazionali e autore e conduttore di programmi radiofonici a Radio Popolare, alla Rai e a Radio24. È stato consulente musicale per Quelli della notte di Arbore e direttore dei programmi di Videomusic. Nel 2007 ha pubblicato Ballarono una sola estate. 70 meteore della canzone italiana anni sessanta in cui ripercorre una stagione di successi che apparvero travolgenti ma si rivelarono fuochi di paglia. Recentemente, insieme ad Andrea Kerbaker, ha pubblicato Let It Beatles, un omaggio ai Fab Four a cinquant’anni dall’uscita del loro primo 45 giri. Con Enzo Gentile ha curato Il dizionario del Pop & Rock, un’opera che dona al lettore una panoramica della realtà musicale degli ultimi sessant’anni attraverso 2130 artisti e 31.000 album. Siamo venuti a sapere che beve solo coca-cola e mangia molte pizze...
Alla serata parteciperà in veste di special guest il cantautore Marco Sbarbati. Marchigiano, 32 anni, oltre a numerosi premi vinti, Sbarbati vanta una collaborazione con Lucio Dalla, che ha voluto inserire la sua I Don’t Wanna Start nella colonna sonora del film Ameriqua, scritto da Bobby Kennedy III e interpretato da Giancarlo Giannini, Alec Baldwin, Alessandra Mastronardi, a breve in uscita nelle sale italiane.
Vi aspettiamo sabato 16 marzo dalle ore 19e30 per l'aperitivo con gli autori.
Sceneggiatura:Neal Purvis, Robert Wade, John Logan
Cast:
Daniel Craig, Judi Dench, Javier Bardem, Ralph Fiennes, Naomie
Harris, Bérénice Marlohe, Ben Whishaw, Rory Kinnear, Albert Finney
Genere:
spionistico
Se
ti piace guarda anche: Il cavaliere oscuro, gli altri film su
James Bond
Il mio
nome è Boh. James Boh.
Se
cercate qualcuno che vi dica tutto sull’agente 007, qualcuno che
abbia letto tutti i libri di Ian Fleming, qualcuno che vi sappia
citare ogni punto di contatto con i film precedenti, che vi faccia
notare quali sono le novità di questo ultimo Skyfall, qualcuno che
vi nomini tutte le Bond Girls e le canzoni usate, ecco avete
sbagliato agente. A parte giusto le Bond Girls e le canzoni, io del
magico e avventuroso mondo di James Bond non ne so niente.
Se
cercate invece il punto di vista di qualcuno che si approccia per la
prima volta a una visione bondiana, io sono l’agente che fa al caso
vostro. L’ultimo Bond-vergine del mondo rimasto. Chi infatti non ha
mai visto un film con protagonista 007?
Io.
Fino ad ora ero sempre rimasto immune al fascino dell’agente più
cool del mondo. Sarà che non mi hanno mai attirato i suoi vari
interpreti. Nemmeno Sean Connery, per cui (lo so che dirò una
bestemmia) ho sempre provato una congenita antipatia. Non lo so
perché, a me gli scozzesi in genere stanno pure simpatici. E adoro
tutto, ma proprio tutto della cultura britannica. James Bond però
proprio no. Come detto, fino ad ora.
Skyfall
è riuscito a riportare alle stelle l’hype nei confronti del brand
Bond. Con un’operazione di marketing da ammirare e di cui ogni
esperto nel settore dovrebbe prendere appunti, Daniel Craig in
versione 007 si è presentato a prendere la Regina Elisabetta durante
la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra. Un evento di
nicchia, seguito giusto da qualche miliardo di persone nel mondo. Per
la canzone deputata a fare da tema musicale al film è stata poi
scelta soltanto la cantante che ha venduto più dischi negli ultimi
anni, una certa Adele, in grado più tardi di portarsi a casa
l’Oscar, cosa mai successa a un brano bondiano.
Con
due mosse appena, di cui una muovendo la regina regina e l’altra
muovendo la regina della musica, il nuovo film di James Bond aveva
quindi già posto le basi per un successo globale senza precedenti.
Le altre due pellicole con protagonista Daniel Craig Casino Royale
del 2006 e Quantum of Solace del 2008 avevano infatti risvegliato
l’interesse mondiale nei confronti del personaggio, dopo la lunga
parentesi Pierce Brosnan, però niente a che vedere con il successo
di Skyfall, riuscito ormai a superare il miliardo di dollari di
incasso a livello globale.
Tutto
merito di un’astuta e clamorosamente riuscita operazione di
marketing, oppure dietro si cela anche della sostanza
cinematografica, come le numerose critiche positive ricevute dalla
pellicola lasciavano intuire? Tra i soldi spesi per la campagna
promozionale, alcuni sono stati utilizzati anche per pagare i
giornalisti pregandoli di parlarne bene, oppure una visione la merita
davvero?
Da
buon agente operativo, se non altro a livello cinematografico, ho
cercato di indagare per scoprirne di più. Per una volta ho messo da
parte le mie resistenze nei confronti di un personaggio così
affascinante per tutto il mondo, ma che a me invece non ha mai
affascinato minimamente. Un incentivo me l’ha dato la regia di Sam
Mendes, regista che apprezzo parecchio fin da quel gioiellino
d’esordio di American Beauty. Sinceramente, mi giravano le palle a
perdermi un film di Sam Mendes, di cui ho visto l’intera Opera,
solo perché sono sempre stato un anti-Bond. Alla fine allora ho
ceduto e… mi è piaciuto. Non mi ha magari esaltato a livelli
assurdi, non m’è venuta voglia di recuperarmi tutte le altre
pellicole su 007, ma se non altro Skyfall non mi ha fatto sky-fo.
E
pensare che mono partito con il mirino puntato sull’obiettivo e
alla prima sequenza stavo già per sparare. Una lunga, e per quanto
mi riguarda poco appassionante, scenona d’azione. Un inseguimento
inverosimile, ovvero proprio ciò che mi aspettavo alla vigilia. Poi
invece succede l’inaspettato. A Bond sparano per davvero.
Oh,
mio Dio! Per una volta che mi metto a vedere un film con 007, me lo
fanno fuori subito?
Ovviamente
Bond non è davvero morto, però il film sa sparare qualche altro bel
colpo riuscito, a partire da dei titoli di testa di un’eleganza
infinita, accompagnati dalle splendide note del tema musicale cantato
da Adele, di diritto tra i migliori nella Storia bondiana. Per quanto
non abbia una enorme, anzi, per quanto non abbia alcuna conoscenza
delle altre pellicole, le canzoni usate in 007 le conosco bene e
Skyfall di Adele non sfigura affatto al fianco delle memorabili
“Diamonds Are Forever” e “Goldfinger” cantate da Shirley
Bassey, oltre alla splendida “Nobody Does It Better” di Carly
Simon.
La
pellicola scivola poi via benissimo, nella prima parte grazie allo
humour british contenuto nei dialoghi tra il roccioso Daniel Craig e
il giovinastro Q interpretato dall’ottimo Ben Whishaw, grazie ai
flirt innocenti con Naomie Harris e quelli meno innocenti con
Bérénice Marlohe, Bond girl da togliere il fiato. E poi grazie alle
atmosfere Christopher Nolan friendly in cui piomba la pellicola nella
sua seconda parte, quella in cui entra in scena Javier Bardem in
versione terrorista cattivone. Tutti a scomodare il paragone con Il
cavaliere oscuro e io che faccio? Devo confermare pure io tale
paragone. Non avendo grande confidenza con il genere action, Sam
Mendes deve aver appreso molti appunti durante la visione dei Batman
nolaniani, e si vede.
Skyfall
non presenta quindi niente di radicalmente nuovo, a livello
cinematografico, però è un film che ha stile. Un film che ha saputo
affascinarmi. Anch’io per la prima volta sono rimasto rapito dal
fascino bondiano. Rapito magari è un termine esagerato, visto che
nell’ultima parte la pellicola si adagia troppo sul versante action
e lì mi ha stupito decisamente meno.
Nel
complesso quindi devo riconoscere il fallimento della mia missione.
Ero stato inviato per sparare a zero su zero zero sette, invece ho
finito per farmi conquistare dalla vittima. Dovevo immaginarmelo, nei
film va sempre a finire così.
Solo hard rock esplosivo per le TESTHARDE, una band tutta al femminile che si ispira al sound anni '70 con arrangiamenti che ricordano molto lo stile di quegli anni, in onore ai Led Zeppelin, ai Deep Purple... Niente cover per le ragazze romagnole , ma pezzi originali di loro composizione, cantati in italiano con uno stile coraggioso e trascinante pieno di melodia, ritmo, tecnica e originalità. Nata nel 2009, già nel 2010 la band viene notata al Solarolo Festival, dove debutta con il brano "Ubriaca" aggiudicandosi la vittoria nella categoria Inediti, premio che le consentirà di accedere di diritto alle semifinali di Castrocaro 2011. Il repertorio delle TESTHARDE conta già oltre 20 brani inediti. Da vedere, oltre che da ascoltare!
Venerdì 8 marzo a L'OrablùBar Ingresso dalle ore 21: 8 euro con prima consumazione
È gradita la prenotazione allo 0283412369
Anna Karenina (UK 2012) Regia: Joe Wright Sceneggiatura: Tom Stoppard Tratto dal romanzo: Anna Karenina di Leo Tolstoy Cast: Keira Knightley, Jude Law, Aaron Taylor-Johnson, Domhnall Gleeson, Alicia Vikander, Kelly MacDonald, Matthew MacFayden, Michelle Dockery, Emily Watson, Holliday Grainger, Shirley Henderson Genere: anglo-russo Se ti piace guarda anche: Jane Eyre, Espiazione, Orgoglio e pregiudizio, Moulin Rouge!
Oggi parliamo di Анна Каренина. Cooosa?
Eddai, non scappate subito davanti alla prima difficoltà. Mi riferisco ad Anna Karenina, scritto così vi piace di più? Si tratta di un tomo russo realista pubblicato a fine Ottocento. Coooooooooosa?
Siete scappati di nuovo? Tornate qui, che non parliamo del libro. Parliamo della trasposizione cinematografica alla portata di tutti. O quasi. È chiaro che se uno è in serata da ridarola, questo non è il film più consigliabile. Sebbene all’inizio un paio di momenti quasi divertenti ci sono anche. Un paio di momenti in cui scappa il sorriso, non la ridarola. Per il resto, Анна Каренина, volevo dire Anna Karenina è un drammone in costume, una vicenda che narra di intrighi romantici nell’alta società russa, cosa che raccontata così può non rappresentare il massimo dell’interesse. Infatti è così. Eppure l’infelice vita di questi ricconi russi riesce a trasformarsi in un film molto coinvolgente, oserei quasi direi trascinante. Il merito è di una messa in scena spettacolosa, con pochi esterni e diverse scene ambiante a teatro, cosa che però non lo fa apparire un film meramente teatrale e insomma non so come abbia fatto il regista. Joe Wright, come hai compiuto questa magia? Sei un fottuto genio.
La vicenda principale, quella dell’amore galeotto tra Keira Knightley, sposata con un Jude Law in brutta versione da pelatone, e il playboy Aaron Johnson, è bella, intensa e sofferta, però - ammettiamolo - è un po’ la solita storia d’amore galeotto vista e rivista in altri film in costume. E io non ho nemmeno visto così tanti film in costume. La pellicola riesce però a riempire, se non il cuore, almeno gli occhi di bellezza, grazie alla regia enorme di Joe Wright, insieme a Steve McQueen oggi il più grande talento registico del Regno Unito, e a una realizzazione tecnica strepitosa. Io di solito non mi entusiasmo così tanto per questi aspetti, però in Anna Karenina scenografie, costumi, trucco e parrucco sono davvero sontuosi. Ci troviamo al top dei top dell’anno per quanto riguarda questi ambiti. Persino Les Misérables fa una figura misérabile al confronto. L’altro valore aggiunto sono le musiche splendide di Dario Marianelli, classico esempio di fuga di cervelli e pure di fuga di talenti compositivi dalla nostra povera, sempre più povera italietta.
Veniamo quindi al reparto attoriale. Keira Knightley è una nota delicata: adorata da alcuni, soprattutto dal pubblico femminile, che la vede icona ideale di un certo tipo di bellezza classico, mal sopportata invece da altri, viste le sue continue smorfiette gne gne e un modo di recitare tutto suo. Io sto un po’ nel mezzo tra i due fuochi. Nelle sue ultime interpretazioni non l’ho sopportata: nella per il resto ottima commedia Cercasi amore per la fine del mondo lei non mi ha convinto, mentre in A Dangerous Method l’ho trovata addirittura agghiacciante. In altri film invece l’ho apprezzata, in particolare in quelli girati da Joe Wright, il valido Orgoglio e pregiudizio e lo stupendo Espiazione. Joe Wright, oltre a essere un fenomeno con la macchina da presa, possiamo allora considerarlo un fenomeno pure perché riesce a far recitare bene Keira, cosa che riesce a pochi registi. Rispetto a O&P e a Espiazione qui Keira è un po’ in ribasso, ma in compenso se la cava parecchio meglio che in A Dangerous Method. Accontentiamoci.
Il resto del cast se la comporta alla grande, a partire dal kick-ass Aaron Johnson, che adesso si chiama Aaron Taylor-Jonhson perché si è sposato con la regista Sam Taylor-Wood, donna di 23 anni più anziana di lui. Che uno pensa, vabbè se è una MILF come Demi Moore, ha fatto bene. Benone. E invece lei non è proprio Demi Moore. Comunque oltre ad Aaron Johnson fa un figurone anche Jude Law, uno che di solito fa il figo, mentre qui è parecchio imbruttito e ciò nonostante riesce a essere particolarmente convincente. Sorprendente pure il roscio de cavei Domhnall Gleeson, visto finora nella saga di Harry Potter ma pure in un episodio di Black Mirror, e attenzione alla giovane svedese Alicia Vikander, quella sgnacchera di A Royal Affair, uno dei candidati all’Oscar di miglior film straniero. Sono una garanzia poi le varie comprimarie, Kelly MacDonald di Boardwalk Empire e Michelle Dockery da Downton Abbey su tutte, ed è proprio questo un problema, diciamo un problemino del film. Si tratta di una vicenda russa, molto russa, pure troppo, eppure l’atmosfera è parecchio British. Colpa proprio dell’eccessiva bravura del cast quasi interamente britannico. Vedere questi russi che parlano un inglese fluente da perfetti baronetti è un po’ straniante. Dettaglio che potrebbe sparire nella versione doppiata in italiano. Oppure diventare ancora più straniante, dipende chi hanno scelto come doppiatori… Questo comunque si chiama fare i precisetti, voler andare a trovare il pelo nell’uovo. Un uovo costruito in maniera sontuosa e impeccabile, cui manca giusto un pochino di calore in più per diventare un uovo cotto alla perfezione, volevo dire un film da portare con sé nel cuore. Ma d’altra parte da una vicenda russa raccontata dagli inglesi troppo calore sarebbe risultato inappropriato. Da conservare nel cuore resta comunque soprattutto una sequenza: la scena del ballo di Keira Knightley con Aaron Johnson vale da sola la visione del film e vale anche 92 minuti di applausi. Una scena davvero Karina. Di più, una scena davvero Karenina. (voto 7,5/10)
Ecco alcune immagini della serata di sabato 23 a L'OrablùBar, protagonisti La tensione di Violet, Morena e Jacopo, ed alcuni special guest. Grazie mille a Paolo per le foto.
Il primo concerto acustico di quest'anno avverrà domani all'interno della rassegna "Finalmente sabato! (e dintorni)". Il duo La tensione di Violet, composto da Morena d'Elia e Jacopo Grande, si esibirà dalle ore 22 circa a L'OrablùBar. Vi aspettiamo!
Il lato positivo - Silver Linings Playbook (USA 2012) Titolo originale: Silver Linings Playbook Regia: David O. Russell Sceneggiatura: David O. Russell Tratto dal libro: The Silver Linings Playbook di Matthew Quick Genere: pazzo Se ti piace guarda anche: Ubriaco d’amore, Ruby Sparks, Le strane coincidenze della vita - I Heart Huckabees Uscita italiana: 7 marzo
Pat (Bradley Cooper) impazzisce quando sente questa canzone, My Cherie Amour di Stevie Wonder. Impazzisce non di gioia. Dà i numeri. Va fuori. Sclera di brutto perché è il pezzo che gli ricorda il suo matrimonio finito.
Ecco. Io ho una reazione simile ogni volta che ascolto un pezzo dei Modà. Cioè, come si fa a non impazzire quando si sente quella voce urticante di Kekko cantare? Eh, me lo sapete spiegare COME SI FA? Comè possibile che quello lì sia considerato da qualcuno un GRANDE CANTANTE O ANCHE SOLO UN CANTANTE? QUELLURLATORE FOLLE LI SAREBBE UN CANTANTE?
Ci sono altre cose che però mi fanno perdere il senno. Non il sonno, magari. Il senno sì. Comè possibile che ai prossimi Oscar vincerà quasi sicuramente Lincoln? O, se non vincerà Lincoln che se non altro è un film di interesse storico, vinceranno pellicole ancora peggiori come la fiabetta zen da quattro soldi di Vita di Pi o il musicarello fracassatimpani Les Misérables? Esiste anche una possibilità che possa vincere un buon film come Argo. È quasi impossibile invece che vinceranno i film migliori, dei film STREPITOSI come Django Unchained, Zero Dark Thirty, Re della terra selvaggia o questo Il lato positivo, il mio personale preferito. Sì, persino più di Django. Sì, lho detto. È facile dire che si deve guardare il lato positivo, ma come si fa quando esistono tali ingiustizie nel mondo? Eh? COME SI FA, MALEDIZIONE, COME SI FA?
Scusate lo sfogo. Ora che ho preso i miei medicinali, mi sento più tranquillo. La mente è annebbiata, un poco annebbiata. Mi sento rintontito. Sensazione non nuova. Almeno sono più rilassato e vi posso parlare con calma di Silver Linings Playbook. Questione titolo. La faccenda si complica subito. Respira, Cannibal, respira. Devi stare molto calmo, come canta Neffa in radio in questi giorni. Silver Linings Playbook è un titolo intraducibile. La traduzione letterale sarebbe Lorlo argenteo del libretto e il titolo con cui si era pensato di farlo uscire allinizio era Lorlo argenteo delle nuvole, non esattamente uno di quei titoli che si ricordano facilmente. “Cosa andiamo a vedere questa sera?” Oh, io volevo vedere quel film con la tipa sgnacchera di Hunger Games e il tipo di Una notte da leoni. Come si chiama? Non mi viene più in mente. Il coso dargento di non mi ricordo più cosa Vabbè, lasciamo perdere. Andiamo a vedere il film di Alessandro Siani che facciamo prima . Un titolo del genere non era nemmeno tanto male, visto che l’originale inglese fa riferimento ai versi della poesia di John Milton “Comus”.
“Was I deceiv’d, or did a sable cloud Turn forth her silver lining on the night?”
Una frasa positiva, che significa che dietro ogni nuvola oscura, si nasconde uno spiraglio argenteo di luce. Tradotto in termini cinematografici: dietro ogni pessimo Cloud Atlas, si nasconde uno splendido Silver Linings Playbook. Ma questa - forse - è uninterpretazione tutta mia delle parole usate da John Milton nella sua poesia del 1634. Alla fine, la distribuzione italiana ha deciso di fare uscire il film con il più semplice Il lato positivo, una semplificazione eccessiva, ma che comunque rende allincirca il messaggio delloriginale. Magari non un titolo favoloso, ma se non altro non un obbrobrio come Eternal Sunshine of the Spotless Mind reso con lammiccante Se mi lasci ti cancello. Cerco allora di vedere il lato positivo e non infervorarmi, una volta tanto, con la distribuzione italiana. Se con il titolo hanno fatto quello che potevano, e non era impresa facile, cè da lamentarsi allora semmai per il ritardo con cui verrà distribuita la pellicola, in uscita in Italia solo il 7 marzo. Sarebbe stato troppo furbo farla uscire prima degli Oscar, per sfruttare lhype delle ben 8 meritate nomination agguantate agli Oscar? SAREBBE STATA UNA MOSSA TROPPO ASTUTA? EH?
Perché mi arrabbio ancora? Ormai dovrei esserci abituato, a queste mosse nonsense della fantascientifica distribuzione nostrana. Meglio allora parlare del film. Che bel film. Il lato positivo sì che è un toccasana positivo. È una commedia che fa ridere. Cosa che dovrebbe essere scontata invece no. È sempre più un evento trovare una commedia che sappia davvero far ridere. Spesso fanno più ridere folli esperimenti tra sci-fi e horror come John Dies at the End o dramedy come Quasi amici. Questa invece è una commedia vera e propria e mi ha fatto ridere. Molto. Miracolo. Una commedia folle sulla follia. Il regista David O. Russell, non fenomenale però bravo, dopo la parentesi sul ring con The Fighter, non fenomenale però bello, torna dalle parti di I ♥ Huckabees, da noi anche noto con lo strano titolo di Le strane coincidenze della vita, una pellicola illuminata da lampi di stralunata genialità alla Wes Anderson, un film imperfetto che però avevo adorato. Con Il lato positivo, Russell cambia ancora lato. Non so se questa cosa mi piaccia o meno. A ogni suo film, il suo cinema è diverso. Tra lacerbo Amori e disastri, The Fighter, Le strane coincidenze della vita e questo è davvero dura trovare dei punti di contatto. Il suo cinema è in costante evoluzione, non offre punti di riferimento solidi. E ciò è un bene, guardando lorlo argenteo che sbuca fuori. Guardando invece le nubi, David O. Russell non ha uno stile definito, tutto suo, non ha una sua specifica poetica tipica dei grandi autori. Detto questo, Silver Linings Playbook è di gran lunga il suo film migliore, quello che magari marcherà la sua cifra stilistica da qui in avanti. O magari no, magari il regista e sceneggiatore cercherà nuove sfide e volerà tra altre nuvole, alla ricerca di nuovi spiragli di luce.
Silver Linings Playbook è un film clamorosamente bello. O magari no. È solo che provoca un effetto positivo. Mi fa stare bene mi fa stare bene mi fa stare bene ma non è (per fortuna) una canzone di Biagio Antonacci. Più che un film, è una cazzo di terapia. Non solo per il protagonista Pat, un Bradley Cooper che qui è bravo. Non stellare. Non da Oscar magari, ma la nomination per lui ci sta tutta. È anche una terapia per lo spettatore. Una terapia non fatta di sedute psicanalitiche, come ci si potrebbe attendere a inizio pellicola. A muovere il cambiamento del protagonista è lincontro con una tipa che forse è persino più stralunata di lui. E sì che lui è uno che in piena notte sveglia tutto il vicinato lamentandosi per il finale tragico di Addio alle armi di Ernest fottuto Hemingway. Lei, Tiffany, è ancora più fuori di lui. Lei, Tiffany, è interpretata da Jennifer Lawrence, ripeto: Jennifer Lawrence, qui irresistibile, fuliminata, vedova e pure affetta da ninfomania. Chi non vuole aiutare una come Jennifer Lawrence alleviare il dolore per la sua perdita? Il protagonista Pat, ecco chi. Giusto un pazzo può non essere pazzo per Jennifer Lawrence. A sua discolpa, va detto che è ancora preso dalla moglie, quella con cui aveva diviso il ballo sulle dolci note di Stevie Wonder che vi ho fatto sorbire ascoltare in apertura di post, quella che però non vede più da quando lui è stato ricoverato in manicomio, pardon in una struttura psichiatrica. Perché lui, non ve lho ancora detto?, è affetto da disturbo bipolare, quindi un momento è tutto tranquillo e a posto e poi allimprovviso sclera e dà di matto.
Cosa succede dall’incontro tra due matti? Sono scintille, ecco cosa succede, e intorno a loro verranno coinvolti anche tutti gli altri personaggi, da un Robert De Niro finalmente tornato a un’interpretazione degna di nota e da nomination agli Oscar, fino a un sorprendente Chris Tucker, quello finora conosciuto per i Rush Hour con Jackie Chain e qui capace di mostrare un lato inedito, un lato positivo. Che altro succede, dall’incontro tra due matti? Succede che ve lo scoprite da soli. Perché se non guardate questo film giuro che potrei perdere la pazienza. Sono stato buono e quieto per quasi tutto il post, però se mi dite che Il lato positivo non lo volete vedere io perdo le staffe e vi faccio vedere il mio lato negativo, avete capito? NON LAVETE CAPITO? VOLETE PROPRIO FARMI URLARE E COSTRINGERVI A VEDERLO A COSTO DI LEGARVI A UNA SEDIA? PER CHI MI AVETE PRESO? PER UN PAZZO? UN PAZZO FURIOSO? UN PAZZO PERICOLOSO? UN PAZZO URLATORE COME IL MALEDETTO CANTANTE DEI MALEDETTI MODA?
Okay, mi hanno portato di nuovo i miei medicinali. Non mi piace prenderli, però so che mi aiutano. Mi hanno fatto tornare quieto, pacifico. Sono tornato calmo e in pace con il mondo. Però volevo dire ancora una cosa: chi si lamenterà per il finale, oltre a rischiare seriamente di scatenare DI NUOVO TUTTA LA MIA IRA, vorrà dire che non ha capito un beneamato CA volo dello spirito di questo film. Un film Excelsior. (voto 9/10)
È ora di tirare le conclusioni dopo aver chiuso il primo tentativo di coinvolgimento con chi ci segue da queste pagine. Un grazie di cuore a tutti quelli che hanno contribuito alla riuscita della manifestazione fin dll'inizio, in gennaio, quando abbiamo fatto partire questa macchina da guerra innarestabile... e pensare che lo facciamo per puro divertimento... Blackswan, ideatore insieme a Lozirion dell'idea del Controfestival, ha detto tutto sul suo blog. Il copia e incolla su queste pagine è indiscutibile ;-)
Prima di passare alle bellissime parole e a qualche immagine della serata una piccola comincazione di servizio in particolar modo ai blogger vincitori che saranno menzionati in questo post: nei prossimi giorni vi verranno inviati i premi (uno è già stato distribuito in sala), uno di questi sarà un jpg celebrativo in modo da poterlo sfoggiare nel proprio blog.
Un grazie ancora a tutti e alla prossima...
SANREMO CI FA UNA PIPPA! C’è una bella frase di Walt Disney che tengo stretta al cuore e porto
sempre con me, ovunque vada: “Se puoi sognarlo, puoi farlo”. L’ assunto
sarebbe ineccepibile, se non ci fosse quel verbo “sognare” a rendere
tutto estremamente complesso. Già, perché non sempre si ha la forza di
sognare e spesso la prudenza usa l’arma della ragionevolezza per tenerci
coi piedi per terra e costringerci alla realtà. A volte però capita di
condividere lo stesso sogno, che allora diventa più forte e si gonfia
come un’onda in piena che travolge ogni ostacolo che gli sbarra la
strada. La prolusione, lo so, è un po’ enfatica, ma spiega molto bene
come è nato il Controfestival La musica è sempre più blù e come si è potuta realizzare una serata divertente e giocosa come quella di ieri.
Quando l’amico Lozirion, visionario come non mai, ha pensato che
si potesse creare un contest musicale che nascesse e si sviluppasse nel
web con il contributo di una “corale” blogger, ho impiegato tre secondi
ad abbracciare l’idea e a farla mia. E dal momento che una scintilla è
in grado di far divampare un incendio se il vento soffia nella direzione
giusta, ho pensato che la finale di questo festival potesse essere
reale, che il virtuale del computer e persone in carne e ossa potessero
condividere una comune, per quanto bizzarra, esperienza musicale. Il
sogno, dunque, stava prendendo forma. Gli amici dell’Orablù (Preside e
VicePreside in testa), che quando si tratta di sogni non vedono l’ora di
lucidare le ali, hanno detto subito sì, tre secondi netti anche loro.
Poco importa che il Controfestival fosse una scommessa e il rischio di
un flop fosse alto: si vince solo se si rischia, e tanto basta. A
questo punto, serviva soltanto qualcuno abbastanza pazzo da prendersi
carico delle sorti della serata salendo sul palco a presentare l’evento e
intrattenere il pubblico. Mica pizza e fichi, insomma. Quando glielo
abbiamo chiesto, Giorgio non ci ha nemmeno fatto finire la domanda: ha
impiegato meno di tre secondi per indossare il papillon, salire sul
palco e travolgere tutti con la sua inesauribile carica di simpatia e
umanità.
E siccome i sogni sono contagiosi, Silvia e Francesca si sono subito
immolate sull’altare del controfestival, inventandosi una performance
autoironica da vallette trash che entrerà nella storia dello spettacolo.
A tutti loro, a chi si è sbattuto perché la serata riuscisse, voglio
dire grazie.
Grazie al pubblico meraviglioso che per undici volte di
fila ha brandito la paletta come fosse una durlindana colorata; grazie
alla mamma di Lozirion che in tempo da record quelle palette ci ha
fornito; grazie a Cherotto e al suo genio artistico; grazie a Pablo che è
un tecnico audio e video con i controzebedei; grazie a tutti quelli che
sono venuti vestiti da rockstar (erano presenti Vasco Rossi, Bob
Marley, Angus Young, Lucio Battisti, e la Amy Winehouse più sobria della
storia) e agli amici che sono arrivati fin da Bergamo per stare con
noi.
Grazie ai blogger presenti in sala (Pa e Irriverent Escapedes) e a
quelli che non sono potuti venire perché influenzati (Metiu); grazie
allo Zio Fonta per le pizze squisite sfornate alla velocità della luce e
grazie ai ragazzi del bar che si sono fatti un mazzo tanto sgambettando
fra un tavolo e l’altro. Ma soprattutto, grazie a voi tutti, amici
blogger, che ci avete regalato il vostro sogno, il vostro tempo, la
vostra pagina blog, le vostre canzoni e i vostri voti, affinchè l’evento
fosse un successo. Se ieri sera settanta persone si sono divertite,
hanno riso, sorriso e hanno ascoltato ottima musica, il merito è tutto
vostro.
e grazie a te Nick per il bel post!
Passiamo ai vincitori:
Per la categoria DODICIANNI DI MUSICA ALTERNATIVA ITALIANA: Baustelle La
guerra è finita