domenica 29 aprile 2012

Shame

 

Non siamo cattive persone.
È solo che veniamo da un brutto posto.


Trama: Brandon ha trentanni, vive a New York ha un bel lavoro, un aspetto invidiabile e tutte le donne che vuole. Ma è incapace di instaurare una relazione sana a causa di una dipendenza dal sesso. L'arrivo di Sissy, sua sorella minore, fragile sbandada ed incapace di controllarsi, sconvolgerà per sempre il suo seppur malsano equilibrio.

Controverso, difficile, emozionale, persino pornografico, di "Shame" si è detto tutto e su "Shame" si è fatto molto rumore. Per nulla? Probabilmente si.
Il meglio di "Shame" sono senza dubbio loro, i due protagonisti.

Michael Fassbender, premiato con la Coppa Volpi a Venezia, con questa interpretazione si conferma come uno dei più bravi, e probabilmente più coraggiosi attori di oggi. Il suo Brandon è una bomba inesplosa dietro ad una maschera di freddo perbenismo, e a lui basta uno sguardo, una lacrima, per raccontarci la miseria di un uomo prigioniero delle proprie ossessioni, capace di concepire il sesso solo come pulsione, come sfogo, e così estraneo ad ogni coinvolgimento emotivo che, quando si avvicina al nascere di un sentimento, l'incontro con la segretaria, non riesce ad andare fino in fondo.
Carey Mulligan al contrario, in "Shame" è una donna fragile, affettivamente dipendente ed alla continua ricerca dell'amore, e sarebbe quasi sufficiente la sequenza in cui interpreta "New York, New York" per convincerci della sua bravura.
McQueen, regista di indubbio talento, porta i suoi personaggi così estremi in una New York quasi spettrale fotografata anche nei suoi angoli più sordidi in maniera magnifica, realizzando un film curato nei minimi dettagli, formalmente impeccabile, con una colonna sonora stupenda, ma che finisce quasi con il somigliare di più ad una perfetta opera d'arte visiva che ad un prodotto di puro cinema. "Shame" non spiega cosa si cela dietro il comportamento patologico di Brandon e Sissy, non scopriamo mai perché i due fratelli stanno così male, non analizza, non cerca comprensione, si limita, se così si può dire, a mostrarci ciò che accade, come si trattasse di una sorta di documentario di lusso, e finendo con lasciarci clamorosamente indifferenti. Forse meno perfezione e più cuore ne avrebbero fatto un film stupendo.


Sicuramente era questo lo scopo di McQueen, in fondo la sua è una storia di vuoto esistenziale ed incomunicabilità, ma a me ha lasciato parecchio l'amaro in bocca; perché nonostante due interpreti meravigliosi, e non mi stancherò mai di ribadirlo, mi sono trovata di fronte ad un film che non genera reazioni di nessun tipo.
Niente emozione, empatia, dolore, rabbia, sdegno, nonostante la presenza di scene forti non ci si scandalizza neppure, si resta lì, inerti e freddi, a guardare.
Francamente troppo poco.


Newmoon

3 commenti:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

vabbè, ma il bello del film sta proprio nella sua freddezza.
con più cuore ne sarebbe uscita la solita pellicola sentimentale. e questo è un film sul sesso, non sull'amore

maurizio ha detto...

tutte le ossessioni vanno trattate in modo freddo,per non incorrere in equivoci e non essere coinvolto dentro l'ossessione stessa,pero' hai ragione sulla manfrina sentimentale......

maurizio ha detto...

tutte le ossessioni vanno trattate in modo freddo,per non incorrere in equivoci e non essere coinvolto dentro l'ossessione stessa,pero' hai ragione sulla manfrina sentimentale......