martedì 17 aprile 2012

Battle Chicken Royale


Battle Royale
(Giappone 2000)
Titolo originale: Batoru rowaiaru
Regia: Kinji Fukasaku
Cast: Tatsuya Fujiwara, Aki Maeda, Takeshi Kitano, Chiaki Kuriyama, Taro Yamamoto, Kou Shibasaki, Masanobu Ando
Genere: ammazzatutti
Se ti piace guarda anche: The Hunger Games, Arena, Battle Royale II: Requiem

È da tanto tempo che io non riesco a fidarmi degli adulti.”

Ci sono film che riescono a catturare alla perfezione lo spirito dei tempi.
Battle Royale è uno di questi.
A dirla tutta, tutto parte con l’omonimo romanzo scandalo di Koushun Takami, uscito in Giappone nel 1999 con grande scalpore e in grado di generare poi anche un popolare manga e due film. Il primo dei quali è questa pietra miliare, uscito in varie versioni, alcune parecchio censurate vista la natura molto splatter di numerose scene.

Cos’ha di così figo Battle Royale?
In pratica è come un reality-show, solo un po’ (un po’ tanto) estremizzato fino alle massime conseguenze. Guardando il Grande Fratello o L’isola dei famosi (per quanto vi possiate vergognare, ammettelo di averli visti almeno una volta!) vi siete mai chiesti cosa succederebbe se i concorrenti portassero la competizione un filo più in là rispetto alla consueta sequela di strategie, bugie, alleanze, amorucoli e sotterfugi messi in atto?
Vi siete mai chiesti insomma cosa capiterebbe se uno dei personaggi si mettesse a uccidere gli altri?
È da uno spunto del genere che (forse) dev’essere partita l’idea di Battle Royale, diventato poi spunto e punto di riferimento neanche tanto velato di Hunger Games, romanzo diventato la pellicola super campione di super incassi dell’anno negli Usa e a breve in arrivo anche da noi.


Ambientato in un Giappone sottoposto a un regime totalitario immaginario, ma in cui è possibile intravedere echi del fascismo giapponese, una classe di terza media sorteggiata a caso tra tutte quelle del paese viene spedito, senza possibilità di replica, su un’isola. In quest’isola, tutti gli studenti sono costretti a scannarsi a vicenda fino a che non ne rimarrà soltanto uno. Come in Highlander.
L’unico studente che si salverà tornerà alla sua vita normale, potrà andare al liceo, sposarsi, avere figli che rischieranno di partecipare a una futura Battle Royale e si porterà questo piacevole ricordo per sempre dentro il suo cuore. Tutti gli altri moriranno. E se non si uccideranno a vicenda in questo gioco al massacro per la sopravvivenza, un congegno stretto intorno al loro collo li farà saltare per aria.
Perché, tutto questo?

Domanda che potremmo fare anche per quanto riguarda i reality-show. Perché esistono? Perché è nato Survivor, generando poi tutte le isole dei famosi e altre cazzate varie?
Belle domande.
Perché la vita in fondo altro non è che una lotta per la sopravvivenza, tanto per gli uomini quanto per gli altri animali. E questo “gioco”, come spiega un perfido Takeshi Kitano nel film, è la maniera migliore che gli adulti hanno deciso di impartire come lezione alle nuove generazioni.
Battle Royale ci mette davanti a una riflessione spinta al limite sui meccanismi di educazione, in maniera non troppo distante anche dal greco Kynodontas, così come sul contrasto tra vecchie e nuove generazioni. Inoltre, spinge a chiedersi cosa saremmo disposti a fare pur di sopravvivere. Domande del tipo: “Per sopravvivere, arriveresti a uccidere il tuo compagno di banco o persino il tuo migliore amico?”.
Facile capire perché un romanzo poi un manga poi un film del genere abbia creato tante polemiche.
Una storiona di quelle potenti e pazzesche ancora oggi a più di una decina d’anni di distanza dalla sua uscita.

Anche da un punto di vista cinematografico, Battle Royale è una pellicola di ottimo livello. Il regista Kinji Fukasaku, purtroppo scomparso nel corso delle riprese del non memorabile sequel del film, sa il fatto suo e sa dosare a dovere la violenza che esplode in scene ben più che splatter, con momenti dolci e delicati. La vecchia tecnica della carezza in un pugno. Notevole in proposito l’uso delle musiche. Anziché utilizzare, chessò, pezzi metal o techno per le scene più violente e concitate, Fukasaku propone brani di musica classica, creando un forte quanto efficace effetto di contrasto. Dolcezza VS violenza. Bambini VS adulti. Amore VS follia. Il contrasto: il grande punto di forza della riuscita di questo adattamento cinematografico.
Se proprio vogliamo trovare un limite al film, è quello di presentare troppi personaggi, troppe storie, risultando a tratti un po’ confuso. È qui che invece sta l’arma vincente escogitata da Suzanne Collins, l’autrice di Hunger Games, dove abbiamo una storia survival analoga, ma vista attraverso il punto di vista di una protagonista principale: la ragazza cacciatrice Katniss, un personaggione della Madonna, tra l’altro. Non che in Battle Royale non emergano comunque un paio di protagonisti, che infatti ci regalano i momenti emotivante più intensi di una visione che non è solo sangue sangue sangue e morte morte morte come si potrebbe immaginare. È molto di più.


La vita è un gioco. Battle Royale spinge questo assunto alle sue estreme conseguenze. Siete pronti ad affrontarle? Il consiglio è quello di recuperare, se non l’avete ancora fatto, questo cult nipponico assoluto. Perché ci sono pochi film in grado di catturare alla perfezione lo spirito dei tempi.
Battle Royale è uno di questi.
(voto 8/10)


È con enorme piacere che ospitiamo per la prima volta il ragazzo cannibale con una sua recensione inedita che inaugura la nostra sezione L'Ora Cult...

3 commenti:

Elle ha detto...

Sì infatti, perché esistono i reality? E sono davvero reali? E perché nella realtà le persone si trattengono, poi le metti in una scatola davanti a milioni di spettatori e si lasciano andare al loro peggio? Gli hanno chiesto di farlo come nel film chiedono ai ragazzini di uccidere gli altri per sopravvivere?
Mah.. misteri moderni.
Il film sembra interessante, a partire dal genere in cui l'hai collocato ;)
Mi piacerebbe vederlo, e soprattutto sentire le musiche, così forse ogni volta che c'è un morto ammazzato e parte una musica classica, smetterà di venirmi in mente l'ispettore Derrick!

CheRotto ha detto...

i reality non esistono nel senso che quello che vedi in tv è solo e unicamente finzione, è per quello che le persone si trasformano davanti alla camera, fingono...

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

il problema dei reality è che come concorrenti prendono il peggio della società, magari perché solo il peggio si presenta ai provini, chissà?
ovviamente le situazioni sono inventate dagli autori (una volta erano anche piuttosto fantasiosi, ormai non sanno più nemmeno loro che pesci pigliare), però i tizi recitano fino a un certo punto, altrimenti certi sarebbero attori da oscar :)