giovedì 23 maggio 2013

Buon compleanno Paz!


C’era un volta un ragazzo che si era innamorato di un genio, un genio che si esprimeva attraverso dei pennarelli, pennelli, chine e matite e trasformava i propri disegni in opere vive e le lettere in frasi nuove, squillanti

Questo ragazzo riusciva a vivere storie non sue grazie alle prodezze del genio, quando le leggeva si perdeva dentro talmente tanto da far fatica a tornare alla realtà

Il genio abitava questa terra ma il ragazzo sapeva che questa terra non sarebbe bastata al genio, che il genio la soffriva

Così un giorno il genio decise di abbandonarla lasciando il ragazzo solo, senza storie in cui perdersi

Il ragazzo all’inizio si sentì perso, abbandonato ma risucì a diventare adulto con la consapevolezza di avere avuto un’enorme fortuna che pochi posso raccontare in una vita: aver conosciuto un genio, aver letto, raccolto e tramandato le sue storie, per sempre...

Quel genio si chiamava Andrea Pazienza.

Buon compleanno Paz...

C[h]erotto













mercoledì 22 maggio 2013

Vincenzina - la seconda striscia


Sabato 25 maggio a L'OrablùBar: Gianni Biondillo, Michele Monina e... Eleonora Tosca


Vi abbiamo già detto dell'ultimo appuntamento che Gianni Biondillo terrà a L'OrablùBar vero? e che ospite della serata sarà Michele Monina? sì mi sa che via abbiamo detto pure questo... però c'è un'altra cosa che non vi abbiamo detto... anche perchè l'abbiamo saputo da poco... insieme a loro ci sarà anche Eleonora Tosca, cantante del gruppo pop Ariadineve... cosa aggiungere... la serata si preannuncia proprio come promesso sulle locandine: storie, visioni e musica dal vivo!


martedì 21 maggio 2013

Australia

Australia
(Australia, USA, UK 2008)
Regia: Baz Luhrmann
Sceneggiatura: Stuart Beattie, Baz Luhrmann, Ronald Harwood, Richard Flanagan
Cast: Nicole Kidman, Hugh Jackman, Brandon Walters, David Wenham, Ben Mendelsohn, David Gulpilil
Genere: aborigeno
Se ti piace guarda anche: Via col vento, Moulin Rouge!, Il mago di Oz, Ritorno a Cold Mountain


Non essere piaciuto me molto Australia. Io australiano aborigeno e io essere offeso da questo film. Noi no parlare come bambino della pellicola. Noi parlare peggio.
No piaciuto me, però due cose rimaste me in testa dopo visione. Numero uno: Mrs. Boss o anche Missus Boss. Dopo vedere film, io gridare: “Missus Boss! Missus Boss!” come cretino per due ore almeno.
Perché Missus Boss, Missus Boss?
Perché così bambino del film chiamare Nicole Kidman. Perché essere donna boss. Una che sapere fare valere sue ragioni. Io no vedere mai donna così prima. Come dire noi da parti nostre: avere le palle, quella bianca. Anche se da parti nostre noi chiamare Nicole Kidman anche: “Bella fregna!”, non so da vostre parti come essere costume.
Numero due delle cose rimaste me in testa dopo film: “Somewhere Over the Rainbow”. Io no sapere significato delle parole della canzone, ma io cantare per giorni e giorni. Prima cantare solo canzoni dei One Direction, ora cantare: “Somewhere Over the Rainbow”. Io migliorare. Tra poco magari ascoltare anche Radiohead.


A proposito dei Radiohead, loro cantare canzone su titoli di coda di Romeo + Giulietta. Io amare molto quel film. Io romanticone? Forse, ma io amare amore tragico di Romeo + Juliet, no amare amore ruffiano e stucchevole di Australia tra Missus Boss bella fregna Nicole Kidman e muscoloso stalliere stallone mandriano Hugh Wolverine Jackman. Io sapere cosa significare stucchevole. Mica ignorante, io. Io no parlare bene vostra lingua strana per non dire lingua demmerda, così dire a Roma, ao’? Però io no ignorante. Australia essere troppo sdolcinato. Missus Boss e Wolverine tutti e due vedovi all’inizio litigare e poi dopo trombare? Oh, troppo prevedibile.
E poi 3 ore di film? Voi bianchi noiosi. Voi tirare le cose troppo per le lunghe. Da noi fare film di 5 o 10 minuti massimo, perché noi no avere soldi per fare film lunghi. E perché noi annoiare con film lunghi. Voi no? Voi sprecare tempo. Ricchi bianchi maledetti.


Voi ora contagiare me. Io parlare a vanvera come voi. Io perdere filo di discorso. Io prima parlare di Romeo + Giulietta. Io amare molto quel film. Io avere già detto? Se dopo Australia io gridare: “Missus Boss! Missus Boss!”, dopo Romeo + Giulietta io gridare: “Ulieeeeta!”. Io amare molto anche film dopo di Baz Luhrmann, Moulin Rouge! Io cantare e ballare molto con quel film. E Missus Boss Missus Boss lì era ancora più fregna. Dopo quel film, io no volere gridare. Io volere fare amore con Satine fino a prime luci dell’alba.


Io amare molto cinema di Baz Luhrmann, io già comprare biglietti per Il grande Gatsby, ma io no amare molto Australia. Australia è lungo, noioso, mettere dentro troppi temi: amore, Seconda Guerra Mondiale, dramma di noi bimbi mezzi bianchi e mezzi neri, noi generazione rubata. Troppa roba. Troppa. E i personaggi essere troppo stereotipati. Io sì, sapere anche cosa volere dire stereotipati. E no avere a che fare con stereo. Io sapere. Io no ignorante anche se sembrare parlare come ignorante vostra buffa lingua complicata. Missus Boss, il mandriano, il bimbetto, il cattivone… Quanto essere stereotipati. E poi situazioni troppo alla Via col vento, troppo da pellicola fuori dal tempo, troppo melò, persino per il cinema melò di Baz Luhrmann. Io no piacere Australia. Io però tenere me in testa e per sempre me in cuore due cose del film: “Somewhere Over the Rainbow” e Missus Boss! Missus Boss!

(voto 5,5/10)


R-HUMOR, le vignette di Rita Pelusio


lunedì 20 maggio 2013

Il saggio di fine anno del nostro corso di circo teatro
e il ritorno de Le Bollicine


Quella per il teatro è una passione trasversale, che unisce giovani e meno giovani, in un sogno a occhi aperti che solo le suggestioni che nascono su un palcoscenico sanno creare. Non c'è bisogno di un testo importante per catturare attenzione, basta avere intuizione, freschezza e sincero trasporto, e il gioco delle emozioni riesce comunque, perfettamente. Così, quando vanno in scena Le Bollicine, i giovani attori della compagnia teatrale legata all'associazione culturale L'Orablù, la prospettiva resta intatta e l'arte prende nuova forma, diversa dal consueto forse, ma non per questo meno suggestiva.
I
n un clima festante e informale, ieri pomeriggio, grandi e piccini hanno affollato l'aula conferenze dellla biblioteca di Bollate, per assistere a uno spettacolo giovanefrizzante e divertentissimo, lontano anni luce da quell'idea troppo convenzionale che talvolta, sbagliando, ci facciamo del teatro. Un teatro che, nello specifico, diviene soprattutto un momento di condivisione ludica, in cui il sorriso e la leggerezza illuminano la scena, il silenzio è figlio della partecipazione e l'applauso finale si trasforma in giocosa catarsi.
I primi a esibirsi sono i bambini del Circo Dei Delfini Dal Naso Rosso, piccoli e "avventurosi" artisti, che inscenano uno spettacolo circense in cui abilità, equilibrismo e coordinazione motoria sono l'essenza di suggestive coreografie e brillanti esercizi di giocoleria. Un breve ma coinvolgente antipasto, che scalda il pubblico in attesa dei veri protagonisti della serata.
Quando infatti Le Bollicine entrano in scena per presentare la loro pièce, intitolata semplicemente
"TV", l'emozione è palpabile e gli applausi piovono scroscianti. Nella suggestiva cornice dell'essenziale scenografia ideata da Alberto Ipsilanti, i giovani attori danno vita a una rappresentazione dal ritmo serrato, in cui i dialoghi, spesso surreali e al limite del non sense, gettano uno sguardo beffardamente ironico su un mondo televisivo stereotipato e totalmente privo di contenuti. Quasi Teatro Dell'Assurdo, in cui manca però il senso tragico del dramma, qui sostituito da un approccio testuale, senz'altro ingenuo e scanzonato, ma ricco di lucidi spunti critici. Quarantacinque minuti di autentico spasso, in cui la risata diviene anche strumento non banale di riflessione e approfondimento. Le Bollicine frizzano, divertono e convincono. E soprattutto, ci trasmettono, senza più filtri, l'essenza che dovrebbe animare, sempre, ogni forma d'arte: quella spontaneità che talvolta noi adulti perdiamo di vista e fatichiamo a recuperare.

domenica 19 maggio 2013

Il mio nome è Billy Austin



Mentre mi radono i capelli osservo il mio volto stanco e tirato, sono stati giorni duri questi per me. Ho ingoiato sangue e odio e tutti mi guardano come fossi merda secca. Ma sono un uomo, un semplice uomo, che ha cercato riparo mentre imperversava la tempesta. Sono cresciuto in Oklahoma ma sarei potuto nascere in qualsiasi altra parte del mondo. Quando ero piccolo, rannicchiato nel mio letto, mia madre mi accarezzava i capelli e pregavamo il Grande Spirito. Poi spegneva la luce e mi dava il bacio della buonanotte e non chiudeva mai la porta della mia stanzetta, perché sapeva che avevo paura del buio. Crescendo, sentivo tante cose nel mio cuore. Per questo in un diario segreto scrivevo tutto quello che mi passava per la mente. Me lo ricordo ancora, quel quaderno era a quadretti piccoli con la copertina verde ed è stato il mio migliore amico per tanto tempo. Non mi ha mai tradito. L’ultima volta scrissi che da grande volevo andare dove splende il sole, anche se è la pioggia che fa crescere i fiori.
Quando conobbi Esmeralda fu subito amore. Lei era tutto per me ed io ero tutto per lei. Facemmo l’amore per la prima volta nel granaio in mezzo alle galline. Nessuno dei due sapeva che fare. Provammo vergogna come due bambini, ma ci arrangiammo e fu bellissimo. Avevo sedici anni è il mondo mi rideva, portavo collane e bracciali, avevo i capelli lunghi e scrivevo canzoni. Mio zio Tom, il mio vecchio zio, mi aveva regalato una chitarra Stella che un marines gli aveva venduto quando dovette partire per il Vietnam. Ora quell’uomo è tornato, non suona più la chitarra e abita sulla collina dove coltiva marijuana. Lo zio mi insegnò a suonare le canzoni di Hank Williams, il rock’n’roll e il blues di Mississippi John Hurt. Ma a me piaceva cantare le canzoni che scrivevo, anche se erano storte e sgangherate come diceva lui. Ogni tanto i miei mi permettevano di esibirmi davanti a loro nel cortile di casa. C’erano ancora i miei nonni, si beveva birra e mangiavamo lo stufato di montone. Bei tempi quelli, si proprio bei tempi.
L’amavo la mia Esmeralda, l’amavo con tutto me stesso. Tutti i giorni mi alzavo e andavo a lavorare in un officina meccanica. Avevo le unghie nere e puzzavo di benzina, ma mi piaceva aggiustare le moto, era il mio regno ed ero felice. Il capo mi trattava con dignità e anche i clienti avevano imparato a rispettare un indiano Cherokee. Il sabato, quando il buio calava sulla città, ce ne andavamo in giro abbracciati, lei si metteva il vestito rosso e si agghindava i capelli. Le luci al neon illuminavano i nostri sogni, ero un vero romantico con la mia ragazza di campagna. Le tenevo la mano e le compravo sempre una rosa rossa da Willy il fioraio che aveva i fiori più belli dell’Oklahoma. Non le promisi mai nulla perché le promesse di un uomo sono le menzogne di un altro. Avevo tutto scritto negli occhi. Ringrazio sempre la buona stella che mi ha dato lei. Ecco guarda ho le sue iniziali tatuate sul braccio.
Ero solo un ragazzo, un ragazzo normale che voleva vivere la sua vita. Volevo costruirmi una famiglia come mio papà aveva fatto con la mia mamma. Non mi interessava diventare ricco, ma avrei fatto del mio meglio per renderla felice, prendendomi cura di lei e dei nostri bambini. Quando ci sposammo ci recammo in macchina in Nebraska a trovare dei suoi cugini. Sulla strada sognai molto e ci intendemmo meglio. Quel giorno le nuvole in città erano nere e gonfie d’acqua, ma in seguito il tempo fu bello che arrivammo d’un fiato. Fu in quel viaggio che lei restò incinta di nostro figlio. Se non ero troppo stanco, alle volte suonavo con il mio amico Steve a cui piacevano le mie canzoni. Tutte quelle che ho scritto quando mi hanno arrestato le ho regalate a lui. Durante un colloquio mi guardava e singhiozzava come un bambino. Non c’e giustizia in Oklahoma disse .
Una sera tornando da lavoro mi fermai in quella stazione di servizio come avevo fatto un centinaio di volte per prendere delle birre. Il ragazzo del banco giaceva a faccia in giù sul pavimento in una pozza di sangue. Invece di girarmi e scappare, feci quello che ogni buon cittadino americano avrebbe fatto: aspettai che arrivasse la polizia. Quando giunsero mi guardarono e solo perché ero indiano, dissero che ero stato io a sparare e mi arrestarono. Al processo il giudice mi condannò a morte non avevo i soldi per difendermi. Il mio avvocato d’ufficio alzò le spalle, chiuse la valigetta, girò i tacchi e se ne andò. Fu un gioco fin troppo facile gettarmi in questa cella per nove lunghi anni, dove ho incontrato solo poveri e negri e non tutti colpevoli. Questa è la mia ultima ora. Il prete è venuto a prendermi. La guardia mi ha legato i piedi e le mani con le catene e sta gridando, mentre apre la cancellata, che sono un “Uomo morto che cammina, un Uomo morto che cammina”. Ma chi siete voi per giudicare con certezza che un uomo è colpevole. Mi chiamo Billy Austin, ho 29 anni, sono nato in Oklahoma e vengo dal quartiere Cherokee.



sabato 18 maggio 2013

I Milanoans in concerto - la diretta streaming

Streaming live video by Ustream

Seguite la diretta streaming del concerto dei Milanoans a L'OrablùBar. Buona visione.

Viaggio di un moderno pellegrino

Il sottotitolo di questo libro “Storie di viaggio da Milano a St Moritz” strideva un po’ con il titolo (Cuochi, Artisti, Visionari), forse per questo ha attirato immediatamente la mia attenzione, di solito poco colpita (o forse, in realtà, diffidente) delle “civette” editoriali. Non riuscivo a capire di cosa si trattasse: reportage di viaggio (non obbligatoriamente devono essere fatti rispetto a mete lontane e paradisiache) o piuttosto l’ennesima opera cultural-gastronomica scritta sull’onda del “mangiare bene è di moda”.
Niente di tutto questo, o meglio, più di tutto questo. L’autore viene inviato per una serie di réportages nelle zone di confine tra la Lombardia e la Svizzera: quelle “terre di mezzo” fra la Pianura Padana, la città e la grande civiltà della montagna, dei suoi abitanti e dei suoi prodotti. Un reportage gastronomico, iniziato “sotto il segno della gola”, alla ricerca di coloro che, nel terzo Millennio mantengono vive le tradizioni dei secoli passati (“…E la candela la sta mai ferma e la se moev cum’è la memoria, anca el raagn soe la balaustra ricama el quadru de la sua storia, la ragnatela di me pensee la ciapa tutt quel che riva scià ma tanti voolt la g’ha troppi bocc e l’è tuta de rammendà…”).
Un viaggio, che ben presto si trasforma in un moderno pellegrinaggio. Alle soste nei “crotasc” (in italiano, crotti, grotte originate da frane, quindi “attrezzate” di crepe e scanalature che permettono la circolazione dell’aria) antiche cantine ma anche luoghi destinati all’agape conviviale della domenica, ora per lo più chiusi o (nel migliore dei casi) trasformati in preziose trattorie per gustare la “chisciatola” (una sorta di crèpe, fatta con il grano saraceno) o i pizzoccheri di Chiavenna, piuttosto che la “slinzega” (striscia di carne essiccata); il nostro giornalista alterna incontri con antichi artigiani. Quali gli anziani cavatori di pietra. Di quella pietra ollare che troviamo oggi, bella, squadrata, quasi finta nei barbecues che troneggiano nei nostri giardini o sulle nostre terrazze. La stessa pietra che, scura, diventa rovente al sole. Quella “pioda” (in dialetto) sulla quale qualche antico spaccapietre aveva posato un pezzo di toma o di taleggio, inventando (inconsapevole chef) la svizzera raclette o la lombarda cucina alla pioda...
Un moderno pellegrinaggio fatto anche di esperienze e di ricordi di una terra fra laghi e montagna. La Grigna, il Resegone, il monte Badile: alpi prese d’assalto dai milanesi in libera uscita, da veri montanari e da scalatori della domenica. Le montagne di confine, quelle dei contrabbandieri (“ninna nanna, dorma fioeu che te sognet un sacch in spala per rampegà de dree al tò pà…….so questa vita che vivum de sfroos in questa nòcc che prégum de sfroos….”)
Quei rami del lago di Como, spazzati dalla Breva e dal Tivano (Breva e Tivann, Breeva e Tivann, i tirén e i molen e i te porten luntàn, varda de scià, varda de là, la spunda la ciàma ma la barca la va) . Su su fino all’Engandina, nei luoghi dove visse i suoi ultimi anni il pittore Segantini per cercare di vedere e filtrare con i propri occhi tutto quello che il pittore aveva ritratto nelle sue tele.
Cercare Segantini e scoprire Giacometti. Il primo che in Svizzere cercava la luce, il secondo, di quei luoghi nativo, che cercò l’ispirazione altrove…
Ecco, questo è “Cuochi, artisti, visionari”, di Paolo Paci.
So di aver proposto un triplo salto mortale ai non pratici di dialetti nordici con le citazioni (in originale) delle liriche di Davide van des Sfroos ma l’autentica genuinità delle persone e delle cose incontrate in questo libro hanno spesso richiamato alla mia mente le parole e i personaggi cantati e descritti dal cantautore lariano. Il sottofondo delle sue musiche (in particolare quelle dell’album Breva e Tivan) non è obbligatorio ma vivamente consigliato a chi volesse godere appieno dell’atmosfera che si respira in questo godibilissimo libro di 270 pagine.

I.E.


venerdì 17 maggio 2013

Un Biondillo tira l'altro... ultimo appuntamento sabato 25 maggio, insieme a Michele Monina


Sì, lo sappiamo, manca più di una settimana ma noi siamo previdenti e ci portiamo avanti... ;-) Anche perchè è l'ultimo appuntamento, almeno fra quelli previsti, con Gianni Biondillo e i suoi amici autori. Sappiamo già che ci mancheranno questi sabati, però non è detto che siano finiti del tutto... Per la serata del 25 maggio l'ospite principale sarà Michele Monina.
Instancabile scrittore, critico musicale, reporter, traduttore e autore televisivo, Michele Monina - anconetano di nascita e milanese di adozione - in quindici anni di professione ha pubblicato oltre 60 libri (compreso quelli sotto pseudonimo) tra narrativa, saggistica, libri di viaggio e libri interviste. Ha saputo raccontare in numerose biografie le storie di grandi della scena internazionale musicale e sportiva come Vasco Rossi, Lady Gaga, Valentino Rossi. Recente è il suo mega progetto Grand Tour de Force, composto da 12 reportage su 12 capitali in 12 mesi, ognuno dedicato a una capitale europea al tempo della crisi. Insieme a Gianni Biondillo ha scritto Tangenziali, un insolito reportage sulle tangenziali milanesi girate a piedi. Per la televisione ha ideato il programma Stasera niente Mtv, condotto da Ambra Angiolini.

Non mancheremo la prossima settimana, attraverso questo blog o la pagina facebook, ti ricordarvi questo appuntamento. Nel frattempo vi consigliamo di fare uno salto in libreria, in questi giorni è uscito Cronaca di un suicidio, il nuovo romanzo di Gianni Biondillo.