mercoledì 30 maggio 2012

Un giorno questo dolore ti sarà utile

"È vero cosa?” ha chiesto. “Che sono disturbato”. Pensavo al significato di questa parola, e che cosa volesse dire veramente, come quando si disturba la quiete o la televisione è disturbata. O quando ci si sente disturbati da un libro o da un film, o dalla foresta vergine che brucia… O dalla guerra in Iraq.”

Con alcuni libri succede. Te li ritrovi in mano alla fine del tuo giretto tra gli scaffali della libreria, o nel tuo cestino virtuale nella tua libreria on-line. E solo una volta a casa prendi coscienza che non hai la minima idea del perché tu abbia fatto quell’acquisto. Leggi il titolo e ti rendi conto che non è il momento, forse, di iniziare una lettura così. “Un giorno questo dolore ti sarà utile”. Immaginavo di trovarmi sepolta sotto un mare di disastri, tra quelle righe. Problemi, ostacoli, impedimenti e tormenti per il nostro protagonista iper analitico. Una lettura del genere presuppone, per il lettore che si appresta a cimentarsi nell’impresa della lettura, uno stato d’animo placido. Privo di quegli scossoni emotivi che, ahimé, nel mio caso erano più che presenti. Quindi da ottobre questo libro è stato a gurdare il flusso dei miei giorni dal ripiano più alto della mia libreria. Mi sono decisa a leggerlo solo prima di natale. L’ho infilato in valigia insieme ad altri due libri. Due letture “leggere” e senza strazi. Che compensassero la pesantezza di queste duecentoseipagine.
Ed è stato adorabile scoprire, con disappunto e meraviglia, che i miei erano solo pregiudizi infondati.
James, il protagonista, è uno di quei ragazzi che avrei tanto voluto conoscere. Anima sensibile e fragile, nascosta dietro ad un sarcasmo brillante e ad una pungente ironia.
Si racconta di lui, questo giovanissimo newyorkese, e delle disavventure appena accennate di una famiglia che Cameron ci svela piano piano, con la spontaneità di un respiro, man mano che gli altri personaggi inciampano sui giorni del protagonista. Nessun dramma, solo le sofferte- a tratti – elucubrazioni mentali di un giovane ragazzo parecchio sensibile e intelligente, taciturno e solitario, che preferisce star solo piuttosto che ritrovarsi tra persone con le quali non condivide neanche gli starnuti. E in una società che rifugge la solitudine come un male mortale, non stupisce che venga considerato disadattato e disturbato.
Lo stile di questa meraviglia di libro è ben calibrato. I periodi sono brevi, concisi, diretti.  Cameron arriva dritto al punto, stimolando il lettore. La qualità e lo spessore sono discrete, e la proprietà di linguaggio è notevole. Un romanzo equilibrato fin dal primo capitolo. Le descrizioni delle persone, degli oggetti, dei paesaggi sono tutte molto ben calibrate. Non eccedono nel dettaglio e non sono troppo generiche. Lo scrittore è come se abbozzasse un disegno, facendoti intravedere i contorni e le sfumature, ma lasciando all’immaginazione di chi legge riempire i contorni e scegliere i colori. Fa pensare ad un quadro in via di lavorazione. Quel work’n progress che ti fa avere voglia di girare pagina per scoprire come prenderà forma l’opera. E facendo nascere comunque anche la necessità di appoggiare sul comodino il libro per metabolizzare i pensieri dei personaggi e per aprire google alla ricerca di informazioni per gli input lanciati da chi scrive.
Anche i flashback sono disseminati tra le pagine alla perfezione, e rendono lineare il racconto grazie all’espediente della data a inizio di ogni capitolo. Una sorta di romanzo epistolare che ci fa entrare subito in intimità con il protagonista della storia, che ci parla con una schiettezza notevole, come fossimo custodi di un grande segreto. Lui, silenzioso e riservato, fragile e spaurito, che usa il sarcasmo come spada verso un mondo e una società che sente ostile, al giro di boa della sua crescita, che si pone verso il lettore con disarmante onestà. Anche a rischio di sembrare presuntuoso.  Cameron riesce nell’impresa di creare la catarsi. E come prima prova per uno scrittore direi che ci siamo e come.  Solo una parola da dire: APPLAUSI.

Harley Queen

Ps. Grazie mille Harley Queen e benvenuta fra le firme che compongono questo blog.

14 commenti:

Elle ha detto...

Quindi il film è tratto da questo libro? Non ho letto l'uno né visto l'altro, ho solo riconosciuto il titolo. Ho notato però che ultimamente vanno molto le storie di adolescenti, ho visto anche altri titoli, ma ho letto solo (e mi è piaciuto molto) Bianca come il latte, rossa come il sangue. E credo tu abbia ragione a proposito dello stato d'animo necessario per leggere certi libri, quindi due di seguito a pochi mesi di distanza l'uno dall'altro non li reggerei.

Harley Quinn ha detto...

Ciao Elle :)
Beh, in effetti anch'io al tuo posto aspetterei un pochino. Ma questo libro te lo consiglio davvero. Riesce a stupire ed è talmente intelligente da risultare leggero nonostante la pesantezza nascosta nel titolone. Comunque ci sono libri che hanno bisogno di decantare... e di essere metabolizzati con calma. Io mi sono lanciata, adesso, nella lettura di Tokio Blues Norwegian Wood. So che ne uscirò lacerata, al punto di non toccare altri testi per almeno un mesetto

giacy.nta ha detto...

L'ho letto non molto tempo fa. Mi piace il modo in cui hai descritto il protagonista. Ciò che lo connota, la solitudine, è paradossalmente anche ciò che te lo rende amico. :)

Ne ho parlato anch'io nel mio blog,o, meglio, ho lasciato che parlasse lui...
Ciao!

Ti lascio i link

http://giacynta.blogspot.it/2010/11/rappresentazioni.html

http://giacynta.blogspot.it/2012/04/la-sostanza-del-pensiero.html

Harley Quinn ha detto...

Ciao Giacynta e grazie per i link, che visiterò subitissimo :)
Mi piace quando dici "ho lasciato che parlasse lui"... hai colto l'essenza stessa del nostro James, che non può essere definito e raccontato. Solo raccontarsi in modo talmente schietto da far male.
E adesso corro a leggerti ;)

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

so già che finirò per vedere prima il film, farà pena e mi farà passare la voglia di leggere il libro...
:)

Harley Quinn ha detto...

Ma nooo, Marco! Te lo proibisco :p
Va sempre letto prima il libro. In questo caso, poi...

Blackswan ha detto...

Non ho visto il film e credo che lo eviterò ( le critiche sono state tutte pessime ).Il libro non mi è dispiaciuto.Eppure,ma so che è un problema mio, ho avuto la sensazione che il personaggio fosse poco sincero e un pò artefatto.Mi sa che dovrò rileggerlo,perchè probabilmente non ho capito nulla.

Harley Quinn ha detto...

Si, il film è da evitare come la peste... Bah, il protagonista anche a me suonava artefatto verso la prima metà del libro. Mi dava anche abbastanza i nervi, perché appariva presuntuoso. Poi è riuscito a catturarmi. Se lo rileggi e cambi opinione, fammelo sapere Nick :)

Rumplestils Kin ha detto...

Eppure a me non è piaciuto affatto. Ho trovato il protagonista smorfioso e insicuro. La tanto cantata brillantezza intellettuale si risolve in qualche battutina che dovrebbe essere pungente ma finisce per lasciare insoddisfatti. Per di più lo scavo psicologico è pressoché assente dove non è superficiale e la trama non è risolutiva anzi, non porta a nulla di nuovo. All'ultima pagina sembra di non aver letto niente, non è cambiato nulla. Credo che i libri intellettuali siano altri. Questo non lo è.

Harley Quinn ha detto...

Ciao Rumplestils.. beh, punti di vista, io credo. E la simpatia o antipatia che nasce per i protagonisti è legata alla soggettività della lettura e del lettore. Io non trovo sia un libro intellettuale, ma un libro profondo... questo si :) poi che c'entra, Proust è un'altra cosa.
Saluti e grazie del commento :)

Lady Left ha detto...

Bellissimo libro e bella recensione.
Ti dico sinceramente che se non l'avessi ancora letto dopo ciò che hai scritto lo farei senz'altro. Grazie :)

Harley Quinn ha detto...

Grazie Mille Lady Left, sei troppo buona :)

BubiBu ha detto...

E domani corro in libreria...

Harley Quinn ha detto...

:) questo libro ti piacerà. Devi solo riuscire a non detestare lui :)